Non sarebbero di certo passati alla storia dell’underground i Red Krayola, se si fossero presentati al mondo con un disco come questo. Un disco tutto sommato ben fatto ma che non aggiunge nulla alla creatività della band e che già dal titolo potrebbe rappresentare una sorta di greatest hits dedicato alla carriera del sempreverde texano Mayo Thompson. Che questa volta si fa accompagnare, oltre che dal collaboratore di vecchia data John McEntire, da Tom Watson, Stephen Prina (chitarra e voce), dal bassista Noel Kupersmith e dalla fisarmonica di Charlie Abel.
Anche se sembra prevalere quella dimensione cantautorale lo-fi vicina alle esperienze soliste di Thompson, Introduction non abbandona la vena psichedelica, che nelle sue diverse trasformazioni nel trentennio di attività di questo grande vecchio del rock americano, ha contraddistinto lo stile e l’approccio di quel grande progetto “aperto” che sono stati da sempre i Red Crayola (sia con la K che con la C). In alcuni casi sembra quasi di ascoltare il Nick Cave delle Murder Ballads (Breakout), in altri sembra di imbattersi in influenze cantautorali tra James Taylor e Tom Waits (la bella anche se un po’ mielosa Note To Selves), ma quando meno te lo aspetti, riappare la vena psichedelica di Thompson, che in alcuni episodi richiama esplicitamente i migliori Pere Ubu (A Tale Of Two…, Swerving), in altri si traveste delle melodie punk-schizoidi degli Hüsker Dü (Psy Ops).
L’attitudine a sconvolgere le forme, a giocare con le strutture, stravolgendole, così tipico dei Red Krayola, non sembra essere una priorità in questo disco, che, anzi, dedica un bel po’ di spazio a brani che potrebbero funzionare benissimo da singoli radiofonici (Puff, Vexations, When She Went Swimming). Molto meglio le atmosfere notturne di Elegy, in cui la fisarmonica e la chitarra trovano un’intesa perfetta nel costruire dialoghi spezzati e ansimanti, preludio di qualcosa che non arriva mai. Dove voglia arrivare Thompson e quale sarà il seguito di questa “introduzione” è difficile dirlo, soprattutto quando si parla di un musicista imprevedibile come lui. Resta un po’ di rammarico per un disco un tantino “facilone”, che ha il sapore di un’occasione persa. Pazienza, sarà per un’altra volta
(6.5/10)
Scheda: Red Krayola
Pubblicazione: 01 Aprile 2006
File under: Avant
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