Certo, essere dei prime-movers della scena post-punk ed essere destinati all’oblio ci può stare; essere riscoperti ed incensati grazie ad un gruppo fotocopia fuori-tempo-massimo-ma-hype come i Franz Ferdinand, beh…può essere decisamente fastidioso. È quello che è successo ai Fire Engines, misconosciuto quartetto che insieme a Orange Juice e Josef K rappresentava il triangolo sacro del post-punk made in Scotland.
Come spesso succede, però, non tutti i mali vengono per nuocere. Il battito affamato degli scozzesi contiene l’intera, scarna discografia del quartetto (3 singoli e un mini-lp) e meritava tutto fuorché l’oblio perché suona, soprattutto in tempi di clonazioni politically uncorrect, pienamente post-punk. Abrasivo e angolare, sperimentale e arty, a tratti melodico ma sempre dissonante. Con un orecchio puntato sui contemporanei in terra d’Albione (Fall e Pop Group) e l’altro verso i suoni meno convenzionali d’oltreoceano (Television, Contortions). Mai monotoni, mai scontati. Capaci di passare con nonchalance da lunghe cavalcate ipnotiche e tambureggianti ad abrasive pop-song à la Fall, a sgorbietti ritmici da un minuto, a funkettoni bianchi che più bianchi non si può. Le cronache del tempo ce li davano refrattari al music-biz, artistoidi e bizzarramente contro. Per una volta sarebbe da ringraziarlo, il music-biz, e pure Kapranos, va! Perché ci ha restituito gente così addentro ai propri tempi. Da riscoprire assolutamente
(7.3/10)
Scheda: Fire Engines
Pubblicazione: 01 Ottobre 2007
File under: prime-mover post-punk
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