Ritornano in città i Rakes, non più sotto l’ombrello dei Franz Ferdinand e Bloc Party ma forti di nuove amicizie che promettono emancipazione e prospettive. Certo, lo sapevano loro per primi che con 22 Grand Job (o il punk berlinese di Strasbourg) sarebbero rimasti soli in piazza. Loro e quella marea di ragazzini alla moda con il cravattino rimasto impigliato nelle porte di una metro in corsa. Albione si muove veloce e per il 2007 vuole le grandi produzioni, e se non sei Pete Doherty, il basso metallico e l’amfetamina non contano più. I Rakes non hanno bisogno di chiederlo a Ricky Wilson per saperlo, vogliono innanzitutto maturità e per questo si sono organizzati: con Jim Abiss (Arctic Monkeys, Kasabian) e Brendan Lynch (Primal Scream, Paul Weller) in produzione, hanno pulito, addensato e bilanciato un sequel maggiormente strutturato, tenendolo ad ogni modo sul filo di quello stile e quella strada che poi sono il cuore della faccenda.
I nuovi messaggi sono pastiglie wave a retrogusto teutonico (noir per quanto possibile), più composti e per questo meno debitori delle mossette spastiche di Ian Curtis. The World Was a Mess But His Hair Was Perfect aggancia con il passato angular, ma una detonazione prima trattenuta non verrà mai rilasciata: è un buon sentiero, al posto delle pose punk à la The Guilt troviamo un aplomb narrativo più Liverpool che Manchester, vocalizzi più romantici e una coolness non troppo ostentata. Nel caso di Little Superstitions il gioco funziona, ma da altre parti la scrittura traballa (il singolo We Danced Together dal ritornello banalotto, Suspicious Eyes con l’espediente rappato). Convince al contrario il riciclaggio creativo a base di riff Franz Ferdinand e controriff Arctic Monkeys di Trouble, complice freschezza e un grande interplay chitarristico.
E molti difetti infatti si coprono in fase d’arrangiamento, con la firma di produzione in costante switch crudo/morbido. Il merito è di Jim Abiss, uno bravo, in grado di far girare il mulino anche quando si macina poco (Down With Moonlight), oppure quando le sementi sono quelle dei Police (When Tom Cruise Cries) …e c’è poco da cantarci su (se non un tentativo di prosa à la Curtis). Sempre in produzione, s’apprezzano gli inserti elettronici: minimi ma perfetti per tingere le trame londinesi tra cielo e cemento. Accade anche in Leave The City and Come Home dove finalmente voce, testo e arrangiamenti lievitano e catturano. È questa la traccia più bella (assieme all’opener), una ballad con smalti Mercury Rev che si ricorda, forte persino di uno slaking à la Damon Albarn (ci credereste? In effetti c’era pure nella precedente e bella Time To Stop Talking). Il vestito non è tutto, ma non darei i ragazzi per spacciati. Stanno crescendo.
(6.5/10)
Scheda: Rakes (The)
Pubblicazione: 01 Marzo 2007
File under: Brit Pop
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