Recensione
Disaffected Piano Magic
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Wave goth Voti redazione e staff

Piano Magic

Disaffected

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La parola disaffected non ha un proprio corrispettivo in italiano. Piuttosto, nel tentativo di descrivere la matassa (mancanza) di emozioni che evoca, si può ricorrere alla copertina del disco: un uomo sulla cui testa sono spuntati dei rami, come a segnalare il tempo che passa a dispetto della paralisi, secondo una sorta di metafora dello stato “vegetativo”. Si può quasi ipotizzare che le dieci tracce del sesto full lenght dei Piano Magic di Glen Johnson ne raccontino la, pallida, disaffection (intesa come alienazione).

Ancora una volta, la formula sonora di base della formazione inglese - l’incrocio canonizzato e deviante tra trip hop, post rock e new wave - resta pressappoco invariata ad eccezione di piccoli spostamenti che, come di consueto, la muovono in profondità. In effetti, da Low Birth Weight a Writers Without Homes fino a The Troubled Sleep of Piano Magic, uno slittamento “geologico” per lentezza e profondità sembra aver coinvolto, di lavoro in lavoro, non tanto la sembianza quanto la struttura stessa dei pezzi della band, fino all’approdo ultimo alla forma canzone (quasi) totale. Deleted Scenes, ad esempio, è uno sfogo tetro che vira decisamente verso certa new wave/kraut della fine degli anni settanta (New Order, Kraftwerk); la title-track, nonostante la lunga coda sintetica, sarebbe un perfetto anthem alla Smiths traslato in salsa dream e glitch, almeno quanto I Must Leave London e The Nostalgist suonerebbero perfette cantate da Morrissey. E se Love and Music e The Night of the Hunter (titolo di un celebre film del 1955, La Morte Corre sul Fiume) nelle accelerate e de-celerate nucleari ricordano Speed The Road Rush the Lights ed A Theory of Ghosts ricrea parzialmente la vertigine di Saint Marie, la più destrutturata Your Ghost fa pensare a Nick Cave.

E’ in questo senso che si può parlare di Disaffected come dell’album più smaccatamente pop della carriera della band e di conseguenza, sotto un certo punto di vista, del più accessibile. Come sempre, i pezzi sono scenari in movimento, rappresentazioni caleidoscopiche da una macchina in corsa di stati d’animo – scenari e rappresentazioni spettrali come da etichetta (appunto, il “ghost rock”) - ma la differenza rispetto a The Troubled Sleep sta nella scelta di una maggiore corporeità. Pare che certi spiriti sonori che da sempre aleggiavano nelle stanze dei Piano Magic si siano decisi a manifestarsi.

(7.6/10)

Scheda: Piano Magic

Pubblicazione: 01 Luglio 2007

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Marina Pierri

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