Recensione
Schwarzwaldfhar Peter Brötzmann, Han Bennink
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Jazz Impro Voti redazione e staff

Peter Brötzmann, Han Bennink

Schwarzwaldfhar

Atavistic Worldwide

Non sarà un “must” nella discografia dei due grandi jazzisti, ma questo esperimento “naturalista”, meditato nel lontano 1977 e ripubblicato dalla Atavistic quest’anno (in versione doppio cd con l’aggiunta di registrazioni inedite), rappresenta la concretizzazione di un’idea che è più forte della musica stessa. Nato in maniera alquanto estemporanea, Schwarzwaldfhart è in pratica una sessione di registrazione effettuata nella foresta.

Affascinati dalla miriade di fonti d’ispirazione che avrebbe potuto offrire quel misterioso ambiente, i due musicisti si avviarono verso la Foresta Nera, in una fredda serata invernale, con la Citroen di Han Bennink, come racconta Brötzmann:“Bennink non aveva portato con sé le percussioni, così suonò sugli alberi, le pietre, qualsiasi cosa avesse per le mani. Io avevo clarinetti e saxofoni, ma faceva troppo freddo per farli suonare davvero”.

La situazione di assoluta improvvisazione (sia in senso organizzativo che musicale) si percepisce benissimo dalla registrazione: suoni sporchi, lo scorrere dell’acqua e il canto degli uccelli a fare da sfondo, il suono sordo delle percussioni di vari oggetti sui tronchi degli alberi, creano un’orchestra “istantanea” e polimorfa in cui c’è spazio anche per strumenti più tradizionali come viole, clarinetti, saxofoni e banjo, che si alternano senza soluzione di continuità.

Dieci momenti di pura improvvisazione, dieci fotografie che fissano nella memoria un’esperienza tanto singolare quanto significativa: il jazzista, simbolo dell’improvvisazione musicale, che incontra la natura e la sua imprevedibilità per trovarne sia ispirazione che strumenti materiali per la composizione. Il tema della natura e della sua imitazione, centrale per tutte le espressioni artistiche, viene qui assolutamente stravolto. La natura non è imitata, ma è parte stessa della composizione, sta dentro la musica stessa e i musicisti interagiscono con essa.

Un puro gioco divertente o una raffinata intuizione artistica? Probabilmente tutte e due le cose, a dimostrazione del fatto che quando sono coinvolti personaggi del calibro di Han Bennink e Peter Brötzmann, anche una semplice avventura, inizialmente considerata una curiosità, un “sfizio”, possa trasformarsi in qualcosa di molto interessante. Lo dimostra il dialogo continuo che i musicisti cercano fra di loro e con il “sound” esterno, dando vita ad un’azione coinvolgente, ricreando un paesaggio sonoro in cui , con un po’ di fantasia e un ottimo impianto stereo, l’ascoltatore può “entrare” senza chiedere il permesso a nessuno.

Sconsigliato a chi usa la musica solo come stimolo fisico.

(7.0/10)

Pubblicazione: 01 Giugno 2006

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Daniele Follero
Daniele Follero (Album 2006)

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