Recensione
Phoenician Terrane Bevel
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Avant Folk Voti redazione e staff

Bevel

Phoenician Terrane

Contraphonic

Terzo album per Bevel, moniker dietro al quale si cela il progetto solista del chitarrista e cantante Via Nuon da Chicago, già al alvoro coi Manishevitz e cogli ormai estinti Drunk. S'intitola Phoenician Terrane, è il primo titolo per l'etichetta Contraphonic dopo ben più visibile militanza Jagjaguvar, ed è uno di quei dischi schivi ma preziosi, che si rimuginano addosso le possibilità del folk rock se mandato in avanscoperta nei territori conquistati a suo tempo dalle guarnigioni post. Canzoni come corrispondenti dal campo di battaglia a raccontare la desolazione lasciata dal passaggio del fronte, ma anche i germogli di nuove cose che nascono e rinascono.

Voglia di riaggiustare le coordinate, partendo da una condizione più intima e accorta tipo il Jim O'Rourke minimale (in Balustrada, nella conclusiva Quiet Resort II), ciondolando in brumose traverse come uno Steve Wynn in acido (A Forest Ends), schermendosi come un John Parish gitano (The Purchase), paludandosi di suadente solipsismo John Cale (nel frinire d'archi della carezzevole Low Income Glade o della mesta Since the World), e infine lanciando razzi sfrigolanti Brian Eno (nella stupenda Coronation Day, nell'attonita In Solitude).

Pianoforte, elettroniche, chitarre, violini, ance, legni, vibrafoni, percussioni: ecco gli ingredienti di cotante farraginose mirabilie. Ripeto: è un disco prezioso. Che faticherà a guadagnarsi riscontri proprio come ha faticato a trovare distribuzione. Per cui, state accorti

(7.0/10)

Scheda: Bevel

Pubblicazione: 01 Settembre 2008

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2008)

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