Recensione
Grand Mutation Lasse Marhaug
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Avant noise Voti redazione e staff

Lasse Marhaug

Grand Mutation

Touch & Go / Quarterstick Records

Grand Mutation ovvero sinfonia e rituale pagano assieme. Prendete un poderoso ed imponente organo da chiesa (proprio come quello in copertina) che si mette a dialogare con un corredo di oscillatori sinusoidali ed intonarumori del Ventunesimo secolo.

Si potrebbe sintetizzare così l’esordio di Lasse Marhaug su Touch (in coabitazione con il compositore norvegese Nils Henrik Asheim) che prende le mosse dal progetto Spire (che si propone di indagare le affinità e le diversità tra, un antichissimo strumento, ovvero l’organo e le odierne sperimentazioni elettroniche, documentate da esibizioni live e pubblicazioni in cd) ma al tempo stesso se ne distacca sensibilmente; in Grand Mutation troviamo meno calcolo, più cuore e la volontà di creare un disco che possa fare della compattezza e della monoliticità la sua bandiera.

Per fare questo ai due norvegesi è bastata una notte chiusi nella seicentesca cattedrale di Oslo, che ospita il già citato organo (uno dei preferiti da Asheim), per mettere insieme questa cavalcata minimalista e dronante di un’ora, registrata nel giugno del 2006 e successivamente mixata e divisa in cinque capitoli.

Ecco allora la solenne Phoneuma, la frammentata e noisy Magnaton, la quieta ma minacciosa Philomela, che ci introducono in stanze oscure dove si dimenano inquietanti fantasmi gotici.

Un disco che si colloca a cavallo tra la ricerca colta e il noise, e che ci dimostra almeno due cose: la prima che Touch riesce ancora a sorprendere e a licenziare dischi eccellenti, la seconda è che la carriera “vera” di Lasse Marhaug sia appena agli albori.

(7.5/10)

Scheda: Lasse Marhaug

Pubblicazione: 01 Giugno 2007

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