Hindsight
Il percorso musicale degli Anathema, band che ha segnato in maniera indelebile il genere doom gothic, insieme a My Dying Bride e Paradise Lost, è emblematico delle evoluzioni che il metal più oscuro ha subito in quasi due decadi di esistenza.
Oltre ai numerosi cambi di formazione, la band di Liverpool, dai primi tour con i Cannibal Corpse ha visto passare tanta, troppa acqua sotto i ponti sia dal punto di vista stilistico che di cambi di line-up. Un cammino, che progressivamente si è lasciato dietro tutti gli elementi del doom e del metal per proseguire in direzione di un sound decisamente più soft. Le atmosfere si sono fatte meno pesanti, le melodie più orecchiabili, cambiando totalmente punti di riferimento. Se qualcuno fosse andato in letargo dopo Serenades e si fosse risvegliato dieci anni dopo, potrebbe pensare perfino, date le differenze abissali tra i due album, ad un clamoroso caso di omonimia. E invece no, gli
Anathema sono ancora loro, anche se oggi sembrano più figli del pop d’autore di Nick Cave che del doom metal. Niente di scandaloso se non fosse che questa svolta ha contribuito a far sprofondare la band nell’angosciante
anonimato di MTV. Né carne né pesce, in poche parole. Forse i cinque anni di silenzio dall’uscita di A Natural Disaster sono la conferma di una crisi di identità, o forse sono solo stati una pausa di riflessione. Sta di fatto che i fedelissimi della band inglese, nonostante l’annuncio di
un’imminente nuova pubblicazione, dovranno attendere ancora un po’ prima di gustarsi Horizons. Per indorare la pillola dell’interminabile attesa, ecco l’immancabile raccolta. Hindsight prova a fare un riassunto della storia
degli Anathema attraverso nuove versioni semi-acustiche del più o meno recente passato. A dire la verità non si tratta nemmeno di un brutto disco, impreziosito dal sensualissimo violoncello di Dave Wesling (Liverpool Philarmonic Orchestra) e da arrangiamenti che spesso e volentieri mescolano insieme dark e soul (Inner Silence, A Natural Disaster), ma che non riescono quasi mai ad evitare la trappola del pop generalista e delle banalità “ambientali”. Inner Silence, Fragile Dreams, Are You There?, Angelica, si tingono di suoni acustici, con chitarre, pianoforte e violoncello in primo piano a disegnare canzoni languide e malinconiche. Tutto qui. Se questa è la premessa al nuovo album e l’unico inedito (Unchained) ne è l’anticipazione, beh… tanto vale non scomodarsi.
(5.5/10)
Pubblicazione: 01 Gennaio 2008
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