In occasione del nuovo lavoro, Mark Nelson si sposta su Mosz, l’etichetta fondata nel duemilatre da Stefan Nemeth dei Radian e Michaela Schwentner. Non è dato sapere se questo significhi un abbandono della Kranky, fatto sta che il cambio di etichetta ha prodotto lo sforzo più ambient drone oriented mai concepito dal Nostro.
Registrato durante il 2004 campionando suoni uterini dal grembo della fidanzata, item che poi ha trovato collocazione lungo le sette tracce, l’album abbandona del tutto le sperimentazioni dub per sprofondare in una brumosa riflessione sulla nascita e la vita. Lo si evince dall’opener Love Song (ambient e glitch, un corno processato e percussioni in rilascio), dai frattali microsonori di From Here e soprattutto dal liquido mantra di The Penguin Speaks, la cui fissità greve e minacciosa fa sembrare Nelson, un Keith Fullerton Whitman meno ardito e visionario. Ammuls chiude il programma con dieci minuti di quasi melodia in lento stemperamento, che si avvicinano alla sintesi minimale dell’ultimo Taylor Deupree. Un quieto mare calmo fatto di droni, subfrequenze e click.
Accreditati i contributi di Steven Hess (percussioni – tra cui il tamburo doumbek -, triangoli, bong Tibetani) e David Max Crawford (corno francese), ma si tratta di chicche più che soluzioni che spostano l’arrangiamento. In definitiva il più essenziale dei lavori a firma Pan American, ma anche il meno affascinante.
(6.3/10)
Scheda: Pan American
Pubblicazione: 01 Maggio 2006
File under: Ambient
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