Recensione
Astronome John Zorn
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Jazz Voti redazione e staff

John Zorn

Astronome

Tzadik

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L’astronomia fu da sempre una delle più vitali fonti da cui alchimisti, stregoni e ciarlatani si abbeverarono. Questo da che mondo è mondo. Così come un Meyrink ha celebrato la Praga rodolfina della Viuzza D’Oro, dei Tycho Brahe (figura di scienziato-alchimista-trafficone dal naso posticcio in oro) e, soprattutto, dell’alchimista devoto alle dottrine ermetiche John Dee in un romanzo quale L’Angelo della Finestra d’Occidente, Astronome è un po’ l’equivalente sonoro di quello, adattato alla solita smania di Zorn per il pastiche di stili.

Qui il collante, nel postmoderno calderone delle ibridazioni stilistiche incontrollate, è dato dal black metal. Titoli, poi, quali The Innermost Chapel of a Secret Temple o A Mediaeval Laboratory non fanno altro che ribadire come questa sorta di concept in tre atti, mediamente lunghi, respiri col fiato lungo che insuflò vita alle oscure visioni di un Aleister Crowley. Il teatro dell’assurdo, e quello della crudeltà, giocano anch’essi un ruolo in questa rappresentazione a pannelli. Da Artaud a Witkiewicz.

Detto questo, i musicisti coinvolti nel processo esecutivo compongono il solito pocker d’assi per qualità ed affidabilità: Trevor Dunn al basso elettrico, Joey Baron alla batteria, Zorn stesso, Mike Patton alla voce. Il tutto registrato presso gli studi dell’alchimista (un altro!) contemporaneo Bill Laswell. Cradle Of Filth, Candle Mass, Celtic Frost, Mayhem, Napalm Death, Magma, Varese e tanti altri numi tutelari di questo suono mimeticamente metal, trovano in questo disco una degna e gloriosa elevazione ‘a divinis’.

(8.0/10)

Scheda: John Zorn

Pubblicazione: 01 Settembre 2006

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