Ecco i primi figli del dubstep che cedono. Oberati dalla pletora di uscite di quest’anno – comunque decisamente superiore ad ogni aspettativa -, assistiamo a un involuzione del genere che da qui in poi raramente sfocerà a prove resistenti contro il tempo. Lo stile dei piccoli grandi maestri (Burial o Benga che siano) è difficile da costruire in poco tempo e la gavetta manca ai nuovi figli del suono della Londra underground.
Questo disco sulla lunga distanza per il produttore olandese 2562 (il codice postale di Dave Huismans) non è da buttare, anzi le tracce corrono via veloci, situandosi nell’asse tech-step che guarda da una parte agli organici di Pinch (che ha dato l’idea di giocare la carta LP al nostro e compare mascherato nella minimalissima Redux) o alle connessioni da club del già citato Benga (Channel Two, Techno Dread). Ci sono poi alcuni accenni al dub classico (una hit su tutte Moog Dub) e alla ambient protoberlinese dei maghi Hard Wax (The Times).
Il punto è che ormai l’anima è già stata bella che venduta al diavolo e qui si viaggia pedissequamente sui binari della tecnologia per costruire gadget da inserire in qualche compilation paillettata. Ormai superfluo. Ciò non significa che il genere abbia perso completamente l’anima, ma forse siamo all’inizio di un grande bivio. Da una parte gli emuli e dall’altra i coraggiosi. 2562 sta per ora dalla prima.
(5.5/10)
Scheda: 2562
Pubblicazione: 01 Settembre 2008
File under: Tech-step
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