Recensione
Super Taranta Gogol Bordello
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Etno dance Voti redazione e staff

Gogol Bordello

Super Taranta

Side One Dummy

Cercate forse l'autenticità in un bordello? Cercate sicurezza? Protezione? No. Statene alla larga, o state pronti a beccarvi di tutto. Il succoso godimento, la sussiegosa falsità, l'ego-trip appagante, la malattia. Questi Gogol Bordello sembrano proprio un prodotto dei nostri tempi adulterati. Tempi di compenetrazioni totali e totalizzanti, di tele-controllo globale. Culture che si scozzano come le facce di un gigantesco cubo di Rubik, senza che i colori si stemperino mai l'uno nell'altro, pixel indissolubili in un energico progetto di illusione ammaliante. La patchanka-baraccone ordita dalla combriccola di Eugene Hutz, scalmanato genialoide - ha pure fatto l'attore in un film mica male come Ogni cosa è illuminata di Liev Schreiber - che ha rispolverato l'idea di punk quale additivo ideale per ogni tipo di etno-folk, è solo uno dei tanti prodotti emblematici dei nostri giorni. Un gorgo semantico ben strutturato, progettato con cura veemente, con veemenza accurata, previo gli ottimi uffici del producer Victor Van Vugt (già al lavoro per Nick Cave, Depeche Mode e Beth Orton tra gli altri).

Sembra di sentire il cow-punk riciclato Starvations bruciare il culo a Bregovic mentre i Negu Gorriak annuiscono soddisfatti e Capossela si sballa di san vito. E se tutto si tiene - quella masnada di percussioni, il rovello elettrico, le trombe ciarliere, il guaito spiraliforme del violino - è appunto per la foga teatrale anzi rituale di Hutz, raglio aspro per adenoidi incandescenti in corpo spasmodico come un Cave agro o un Tom Waits erratico, ingombrante istrione isterico (che vorrebe curare l'isteria del mondo, figuriamoci) con l'ironia caricata a pallettoni surreali e un'impudenza sottile e rognosa. L'effetto è travolgente e improbabile come l'immagine di un harem in Toscana in cui si lussureggi al ritmo di (super) tarantella, a meno che il Sandro citato nel testo di Harem In Tuscany non sia quel mio conoscente che... Lasciamo stare.

Il principale difetto di questo disco è che non smette un istante di sembrare un'emerita furbata. Quindi, se proprio avete intenzione di farlo vostro, il consiglio è di sospendere quanto possibile l'incredulità. Allora le ebbrezze rumba (la sordida Alcohol), le tarante schizzate (la title track), e le tziganate hard (una Forces Of Victory che sembra i Pogues strattonati Faith No More), potranno sembrarvi la benzina giusta per arrivare in fondo all'estate

(6.3/10)

Scheda: Gogol Bordello

Pubblicazione: 01 Luglio 2007

File under: Etno dance

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