Recensione
Far From Refuge God Is An Astronaut
Cover image
Indie Voti redazione e staff

God Is An Astronaut

Far From Refuge

Rocket Girl

Bookmark and Share Gallery

I God Is An Astronaut giungono con Far From Refuge al loro terzo album in cinque anni. Non si può certo accusare questo trio irlandese di mancanza di coerenza, anzi. L’albumsi inserisce esattamente in quella strada da loro intrapresa sin dall’esordio. Percorso che non viene deviato affatto; addirittura questo ultimo lavoro consolida ancor più il terreno, rinforzandone la direzione. Se nel corso di questi cinque anni qualcuno se ne fosse dimenticato, queste nove canzoni spolverano quei cartelli segnalatori, ultimamente sporcati dallo sfrecciare nella direzione opposta di molte bands, facendo rilucere chiaramente la meta seguita: post-rock. O più precisamente: Mogwai. Sono proprio quest’ultimi a essere evocati maggiormente in queste canzoni, proprio come accadeva già nei loro precedenti album.

Infatti, nonostante i God Is An Astronaut riescano sempre ogni volta a perfezionare tecnicamente la loro formula artistica, la loro proposta musicale rimane sempre la medesima. Sia chiaro, dal punto di vista stilistico essa è perfetta: il loro post-rock strumentale è curatissimo e ben fatto, tanto da sorprendere per quella freschezza sonora che permea tutte le canzoni; non da meno risulta essere quell’emozionalità che scaturisce da quell’incedere melodico degli strumenti, che raggiunge il suo apice in romantiche deflagrazioni rumoristiche.  Ma purtroppo la validità tecnica finisce per risultare troppo fine a se stessa, non riuscendo a sopperire alla mancanza di originalità. Non è possibile ogni volta tirar fuori sempre gli stessi nomi – Mogwai, A Silver Mt. Zion, Godspeed You! Black Emperor, ecc. – per descrivere gli album dei God Is An Astronaut, senza che mai si registri una deviazione verso nuovi, o almeno diversi,  orizzonti.

Il problema risiede proprio qui: quella meta che il combo irlandese si era prefissato, era già stata raggiunta fin dal loro primo album The End Of The Beginning (2002). Anzi, loro addirittura ci sono sempre stati lì dove volevano arrivare. Adesso non fanno che girarci intorno rincorrendo un miraggio. Per questo non c’è evoluzione, non c’è speranza. Il loro è soltanto un ripetersi, un girare a vuoto. L’inesorabile resa al manuale. Parafrasando il titolo del loro primo album: la fine nell’inizio.

(5.0/10)

Pubblicazione: 01 Aprile 2007

File under: Indie

| Archivio
Andrea Provinciali
Andrea Provinciali (Album 2007)

copertina pdf #91