Primo parto della &records a nome Foodsoon, Somelove è uno dei dischi più interessanti pubblicati sul finire dell’anno appena trascorso ma la risonanza che sta riscuotendo di questi tempi e soprattutto la freschezza della musica in esso contenuta ci induce a tirarlo fuori dall’archivio “2005” per concedergli lo spazio che merita.
L’inquadratura si focalizza ancora una volta sul concetto di “rumore” e sulla sua integrazione in strutture organizzate, ispirandosi liberamente a un album fotografico che contiene istantanee di This Heat (a tutta pagina, quelli del primo omonimo album), Brise-Glace e Faust, tra le altre. Dalla camera oscura viene fuori una sequenza di diciotto scatti che condensano lunghe jam semi-improvvisate in un certosino lavoro di assemblaggio e sparute sovraincisioni. Vi è ritratta una band in pieno fulgore creativo, animata da una forza primigenia e deflagrante, che rifugge quasi del tutto il gioco dei pieni e dei vuoti - che ha fatto la fortuna di tanto avant-rock - in favore di una musica saturata e strabordante, in cui l’elettronica riempie ogni spazio lasciato libero dal drumming netto e ipertrofico di MacSween. Curioso notare poi come al posto del laptop d’ordinanza, Gilardino sfoderi un rudimentale tape deck a 4 piste, con campioni di rumori trovati (o degli stessi strumenti) incisi su semplici nastri, a rimarcare una vicinanza con la band di Charles Hayward, a tratti anche metodologica.
Propulsa da un motore funk su una sferragliante e scalcinata carrozzeria industrial di chitarre/tastiere sfigurate ed electronics,
Somelovefende il gelo di una (lost) highway canadese a velocità supersonica, tra accumuli/rilasci di elettricità statica (
Small Town,
Givre), visioni improvvise/laceranti di deserti interiori (
Sam,
Or Bite) e algidi vuoti cosmici (lo space-rock
X - Ray Owls); corse anfetaminiche con l’acceleratore a tavoletta (
10 x Mary) e ripartenze con sgasata (il punk di
Strike Four). Se la voce è relegata a sporadiche comparsate, d’altra parte la materia sonora che avviluppa la batteria è stropicciata e impastata, al punto che è impossibile distinguerne la provenienza, come negli assalti sonici senza compromessi di
Nu,
Porcospinoe
N° Six. Altre volte nel caos si fanno largo ipotesi di danze da civiltà post-atomica allo sbando - in stile Mad Max - come nella splendida
Do Fallo in
Blank Ulrich, anticipazione del sinistro finale psichedelico di una
It Never Happenedche - sin dal titolo - ci svela la natura onirica del nostro viaggio. E mai come questa volta, credetemi, vien voglia di reinserire la chiavetta nel quadro e ripremere il piede sull’acceleratore…
(8.0/10)
Scheda: Foodsoon
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