Sembra piombato direttamente dal songwriting folk dei sixties/seventies l’americano Vandaveeer alias Mark Charles Heidinger. Album d’esordio (una precedente esperienza come songwriter con il combo pop-rock The Apparition) votato a un folk-rock condito di blues, per song acustiche/elettriche con qualche raro spruzzo d’elettronica, melodie semplici ma d’effetto.
Una personalità decisa che in incipit ricorda il primo acustico e scintillante Bob Dylan (However Many Takes It Takes ballad dall’incedere nervoso con melodie Simon & Garfunkel), e un Donovan virato Cat Stevens, evocati in più di un’occasione (si veda la filastrocca Roman Candle). Un cantautorato che in elettrico rimanda anche al primo romantico Tom Waits (l’ inquieta The Street Is Full Of Creeps) e alla personalità di un Will Oldham meno ombroso. Ripercorre il genere d’appartenenza anche nei testi, con storie dolceamare condite di black humor come in Marianne, You’ve Done It Now (beautiful voice, you’re such a pretty thing / Marianne, what good is a corpse if it cannot sing?...) indolente valzer pop con drum machine che potrebbe stare nel repertorio di un Leonard Cohen. E ci fa sussultare quando ci torna in mente il rimpianto Elliott Smith (si senta l’intensa Parasites & Ghosts per esempio).
Paragoni illustri, certo, ma il ragazzo li merita tutti, in quest’album essenziale ed illuminante. Semplicità è la parola giusta.
(7.1/10)
Scheda: Vandaveer
Pubblicazione: 05 Luglio 2007
File under: indie. folk, songwriting
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