Quando uscì con Trabanten, Donato Wharton non spiccava di certo per originalità:era un ragazzo del Wales all’esordio discografico che cercava una propria via mescolando post-rock e glitch. Il suo era un aggiornamento del Labradford sound alle mode digitali di inizio millennio con qualche incipriata di jazz, una trovata piacevole e al tempo ancora attuale. Arrivati al duemilasei dove gli espedienti dello skip, della “reiterazione del suono” o semplicemente del glitch sono caduti in prescrizione (e anzi si parla di electroshifting), Wharton insiste: parla di dreaming and inertia senza avere la stoffa di un Basinki, intende descrivere sonicamente il movimento degli arti del corpo ma traduce l’atto in una sfilza di luoghi comuni (Satie in Transparencies, Fennesz in Underwave, i Triosk in The End Of The American Century, Fahey in Deities Stalk The Land). Sostanzialmente Body Isolations fa capire quanto certa elettronica d’inizio secolo sia invecchiata velocemente e male. In Blue Skied Demon il musicista prende il microfono cantando una canzone per la prima volta nella sua carriera, un episodio certamente piacevole ma non sufficiente a giustificare un naufragio
(4.5/10)
Scheda: Donato Wharton
Pubblicazione: 01 Settembre 2007
File under: Elettronica
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