Facendo il punto sul processo di “normalizzazione” pop (ma potremmo anche definirlo allontanamento definitivo dal garage noise) già intrapreso da Runners Four, l’uscita di un album nuovo di zecca ci permette di aggiungere qualche tassello in più, un capitolo (quasi) definitivo sulla “svolta” della band californiana e giudicare il risultato senza pregiudizi.
Tutto è più quadrato, questa volta, e forse semi-serio. Anziché comporre i frammenti di contrappunti senza punti, di allegra e calcolata approssimazione, come erano abituati a fare, i Deerhoof in Friend Opportunity costruiscono con mattoncini più classici, soprattutto melodicamente parlando: +81 – per esempio – è di fatto un’operazione di incastro tra un divertissement fanfaresco e un disimpegno blueseggiante. La voce non gira più distrattamente attorno alle note, ma le stringe a sé, e spesso diventa la principessa nella struttura del brano, cui gli altri strumenti devono assistere. Siamo allora di fronte ad un disco equilibrato, tra il garage melodico e la schizofrenia compositiva, e di per sé questa è una mezza (anche se prevedibile) novità. L’eccentricità non può certo mancare, ma non possiede più il ruolo totalizzante e goliardico di una volta.
No, non siamo di fronte al disco della resa, della vittoria della fruibilità e della orecchiabilità. Tutt’altro. Come nei due precedenti album, già forieri della svolta musicale, su uno sfondo di ironica e beffarda banalità si nascondono ancora idee fresche e soprattutto uno stile che (quello sì) resta a testimoniare un percorso logicamente evolutivo e una personalità da band importante. Di più: la consapevolezza di poter ancora sperimentare giocando, senza smarrire la poetica di fondo. Solo ragionando su questa maturità stilistica si possono comprendere i tentativi di quest’album di esplorare terreni impropri per un gruppo considerato ancora (ma quanto ancora?) di matrice garage. E magari apprezzarli, questi tentativi. Come negli accenni prog di Cast Off Crown, nelle cantilene giocosamente matsuzakiane di Kidz Are So Small, nella sghemba ballad Choco Fight, o nell’insolito duetto voce-pianoforte di Whither The Invisibile Birds? I paggi sono morti, evviva i paggi, allora? Forse. Ma c’è un nascituro - l’ultimo brano, la lunga Look Away. Lì i Deerhoof si concedono alla suite psichedelica, architettata ancora su effetti “à la Deerhoof” e sui gorgheggi di Satomi, entrambi però in secondo piano rispetto ad una cupa ariosità, alle tonalità minori, a disimpegni quasi post-rock e meditazioni acid. Certo, Matchbox Seeks Maniac è un rockettino (con tanto di ritornello da hit single “indie”) senza infamia e senza lode e potrebbe essere proprio questo il prossimo passo verso la perdita di senso. Ma essere un tantino ottimisti non guasta mai.
(6.9/10)
Scheda: Deerhoof
Pubblicazione: 01 Gennaio 2007
File under: Indie
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