Recensione
1968 David Pajo
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Indie Voti redazione e staff

David Pajo

1968

Drag City

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Bisogna stare attenti con David Pajo, perché ti frega. Con quel senso di continuo mettersi a fuoco, quel cercarsi che ne rende incerta la calligrafia - sempre nel guado tra qualcosa di assodato e qualcos'altro in fuga - garantendone al contempo una palpitante freschezza. Come se ogni volta uscisse dal bozzolo, l'aria spaurita ma vivida di un debuttante con l’asso nella manica. Rispetto al lavoro precedente, il quid è opportunamente variegato: c'è ancora la visionarietà indolenzita à la Elliott Smith, ma stemperata con psych sciropposa Radar Bros (la flemma folk tra synth traslucidi di Cyclone Eye) e fiabesca solennità Simon & Garfunkel (il cantilenante languore di Who's That Knocking).

Però, attenzione. Perché se tutto ciò rappresenta un passo avanti notevole e opportuno rispetto al monocorde solco (estetico e poetico) del precedente lavoro, molto più importante mi sembra la confessione post-moderna che aleggia su tutto: un senso di gioco giocato con professionalità e trasporto secondo l'irrinunciabile lezione Jim O'Rourke, quella faceta/struggente riarticolazione di materiali e forme in un manufatto che amalgama antico pensandosi nuovo (il jingle jangle marionettistico di Foolish King, il country blues screziato di gracidii sintetici di Wrong Turn, il valzerino extratemporale di Walk Through The Dark...).

Non mancano guizzi di schietto e valido songwriting, come We Get Along, Mostly (ballad acidula con nostalgie e guizzi Big Star) o Prescrition Blues (obliqua processione iniettata di tentazioni Beatles), ma il punto della questione sembra riposare nella conclusiva I've Just Restored My Will Ti Live Again, dove un lo-fi nudo e granuloso svela la remissione di Pajo a questa genuinità artificiosa, ad una simulazione incessante che nella finzione espressiva tenta di credersi vera. In questo senso, la carriera solista di Pajo sembra incarnare la parabola stessa del post-rock – o una sua possibile traiettoria. Perché non fa altro che esprimere una passione disincantata, una fede senza più religione, un'illusione che sa d'essere tale. Quindi, per l'ultima volta, attenzione.

(6.4/10)

Scheda: David Pajo

Pubblicazione: 01 Agosto 2006

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2006)

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