C’è un’urgenza in John Darnielle, deus ex machina dei Mountain Goats; una febbrile ansia espressiva che non può non passare inosservata, insieme a una vena surreale e pungente. Un’energia canalizzata in musica, nella scrittura, nelle innumerevoli manifestazioni della sua creatività, nei concept album che sono stati pensati a partire da Tallahassee (1992) con l’ingresso del gruppo in 4AD. Prima di ciò, una serie di registrazioni in bassa fedeltà, sin dal lontano ‘95.
L’”orgoglio eretico”, realizzato in tandem con il fido bassista e polistrumentista Peter Hugues(con Darnielle dagli inizi), vede il consueto carico di mestizie, la parata di strambi caratteri in azione, uniti narrativamente in short storiesche tratteggiano una serie di nevrosi. Un altro tassello del romanzo del nostro fervido autore. Nell’album c’è anche una più accentuata (del solito) vena rock (l’opener Sax Rohmer #1, la title track), che si manifesta anche in un drumming secco e deciso (per mano del nuovo batterista Jon Wurster, di provenienza Superchunk); sono presenti poi le consuete ballad in acustico marchio di fabbrica (la brumosa So Disperate, per esempio), insieme all’indie pop composito e stratificato e alle orchestrazioni made in 4AD.
Una vena melodica che sposa Robyn Hitchcock ai Belle & Sebastian (San Bernardino, New Zion), i Go Betweens più orchestrali (In The Craters On The Moon) a stramberie psych di sapore barrettiano (How To Embrace A Swamp Creature). In sostanza un mezzo cambio di rotta verso sonorità più aperte che non guasta, anzi. E che accentua psicoticamente la freakeria delle liriche di Darnielle (I am coming home to you / with my own blood in my mouth), che non smette di rappresentarci/rappresentarsi per bocca dei suoi personaggi. Negli innumerevoli sé che come le tessere di un prisma compongono una dolente e mai pacificata umanità.
(7.2/10)
Scheda: Mountain Goats
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