Nel 1977, in una famigerata puntata di Happy Days, un improbabile Fonzie munito di sci d’acqua ed immancabile giubbotto di cuoio saltò una piscina di squali, trainato dal motoscafo di Richie Cunningham; una scena così poco credibile da marcare il punto più basso raggiunto fino a quel momento dalla sit-com. “Saltare lo squalo” (jump the shark) è così diventata un’espressione comune in America, che indica il momento in cui una serie televisiva di successo arriva a una sorta di punto di non ritorno, aldilà del quale c’è soltanto un lento, inesorabile declino.
Ora, quand’è che Brett Anderson avrebbe “saltato lo squalo”? Per molti nel 2002 con A New Morning, canto del cigno dei Suede, per altri ai tempi di Head Music (1999), e c’è chi addirittura va indietro fino all’abbandono di Bernard Butler nel lontano 1994. Il fatidico debutto solista, che arriva due anni dopo la - dignitosa ma modesta - parentesi The Tears, è probabilmente destinato a fugare ogni dubbio.
Brett, ahilui, non ha soltanto saltato lo squalo, ha proprio perso la bussola: con lo spleen e il vigore di un tempo offuscati insieme a qualsiasi ricerca sonora e stilistica, piomba oggi inesorabile nel manierismo di un crooning pop-rock, miserabilista fino alla caricatura, senza nerbo. Viene in mente lo Scott Walker commerciale dei primi ‘70, il Bowie multimilionario degli ’80 o lo spaesato Morrissey dell’immediato post-Smiths; ma se quest’ultimo è sempre riuscito a farla franca tirando fuori l’asso delle liriche, Anderson pare aver smarrito perfino ogni capacità poetica, sopraffatto da patetismi di ogni tipo (ok l’aver raggiunto la quarantina, ma cos’è questo piangersi addosso?) e metafore tra le più banali (su tutte, Dust And Rain e le sue similitudini drug-related).
Se il primo singolo Love Is Dead e To The Winter si giocano la - facile - carta della ballatona per archi in stile Verve, e la malinconia tardo-Cure di Scorpio Rising più che sentita suona imbarazzante, è meglio glissare quando si provano registri più rock (Intimacy, Dust And Rain). Fanno meglio One Lazy Morning, Ebony e il valzer The More We Possess The Less We Own Course, ma è solo forma, svuotata di ogni sostanza. Difficile far decollare un album francamente evitabile, forse perfino per i fan: parafrasando l’illustre collega Jarvis, questa è solo una bad cover version del Brett che fu.
(4.5/10)
Scheda: Brett Anderson
Pubblicazione: 01 Marzo 2007
File under: Pop
Abbonati al feed di Antonio Puglia
2002-2009 SENTIREASCOLTARE music magazine. Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05
Editore Edoardo Bridda Direttore responsabile Antonello Comunale Coordinamento Gaspare Caliri
Programming Luigi Pastore Art Karin Andersen Grafica Roberto Piazza Web designing Edoardo Bridda
Info (info at sentireascoltare.com) | Ufficio stampa Alberto Lepri (alberto.lepri at sentireascoltare.com) Teresa Greco (eventi at sentireascoltare.com)
Pubblicità Music Network









