Un groppo in gola. Un sapore amaroinbocca. Uno sbocco di sangue rappreso. Questo e tanto di più scatenano le visioni sinestetiche del duo Succi/Dorella. Musica nera come un dolore troppo intimamente conosciuto per rimanere ignorato. Un senso di vago malessere troppo familiare per rimanere estraneo troppo a lungo.
Non Io è una discesa nei propri inferi lunga 10 tracce e 42 minuti, che attraversa territori da blues sbilenco, paesaggi a-ritmici, panorami grigiastri su cui rimbomba un sordo vibrare di corde in libertà.
L’uomo nero ci mette il ritmo, mai come ora ancestrale, primitivo eppur mai brutale. L’uomo in blu inchiostro ci mette la faccia, la voce e il dolore in prima persona. L’uomo dai lunghi dreads percuote, colpisce, spazzola ora bluesy, ora vagamente trip-hop, scontornando le visioni del collega e ancorandole ad un tappeto (terreno prima ancora che) ritmico. L’uomo dalla penna di cristallo ci mette il blues e la passione, disegnando a base di suoni catacombali e lirismo sacrificale il lancinante dolore della (sua e nostra) quotidianità.
Bachi Da Pietra è la perfetta summa di due angoscianti ed angosciose esperienze umane e artistiche. Di Ovo/Dorella c’è il senso di claustrofobica ed imminente apocalisse; di Madrigali Magri/Succi la minimale verbosità comunicativa che straccia orecchie e cuore.
Di Bachi Da Pietra c’è la perfezione formale e sostanziale, raggiungibile solo attraverso un doloroso sacrificio: per vedere – Succi docet – bisogna perdere gli occhi.
(8.0/10)
Scheda: Bachi Da Pietra
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