Recensione
Matilda 3EEM
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Elettronica Voti redazione e staff

3EEM

Matilda

Small Voices

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Ci erano piaciuti molto ed io, personalmente, li avevo annoverati tra i migliori frutti di un 2005 musicale sorprendentemente “italiano”. Beh, il ritorno dei piemontesi 3EEM ci piace ancora di più, nel suo restituire certezze, conferme e, al contempo, elementi di forte novità.
Le certezze e le conferme sono quelle che ci si aspetta di solito dopo un buon esordio: coerenza stilistica, maturità e decisione nelle scelte. Tutti elementi che rendono Matilda il logico seguito di Essence Of 3EEM. Ma c’è di più. C’è una maggiore tensione nelle trame, tanto spazio lasciato all’improvvisazione, che si impone prepotentemente, conferendo più elasticità alla costruzione formale, e un’evidente intenzione di rischiare lasciando che l’invenzione prevalga sulla convenzione. Senza dimenticare che il nuovo lavoro è frutto della collaborazione con una nuova label: questo secondo album, infatti, a differenza del primo, pubblicato dalla nostrana Small Voices, esce per l’etichetta inglese White Label (e sarà scaricabile in anteprima su i Tunes).  Elementi di novità (o di “sviluppo progressivo”), questi, che integrano ciò che di buono già c’era. Resta un sound che attinge a più fonti, dal dub al jazz, dal trip hop all’ambient, ma che si arricchisce di un’inedita libertà creativa.

Non che l’attenzione per le forme “chiuse”, che caratterizzavano Essence Of 3EEM, sia stata disdegnata. Anzi: LOEti, l’electro-marcetta K141, la psycho folktronica di IFunerali, nel loro incedere ripetitivo e cadenzato, richiamano le atmosfere ipnotiche e soffici del primo album. Con la differenza qui, che la materia musicale non si esaurisce nella sua struttura. Sui tappeti sonori e le ritmiche flemmatiche di Valerio Zucca, la chitarra e il sax si mettono spesso in evidenza, dando libero sfogo alle proprie pulsioni, fino a rovesciare completamente le premesse di un brano. E’ il caso di Toxic Jelly Experience, che comincia con un semplice arpeggio di chitarra per poi perdersi, in più d’una occasione, in un delirio di qualcosa che, per rendere l’idea, potremmo definire electro-free-jazz.

C’è spazio e voglia per provare anche la voce di Fabrizio Bazzoni che, però, in Bolscevico, non si rivela certo una plusvalenza rispetto a ciò che di buono riescono a fare gli strumenti. Del resto, i 3EEM sono soprattutto una formazione strumentale, che riesce a esprimere benissimo ciò che vuole senza ricorrere alla parola.

(7.4/10)

Scheda: 3EEM

Pubblicazione: 01 Gennaio 2007

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Daniele Follero
Daniele Follero (Album 2007)

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