Recensione
Self Titled Child Abuse
Cover image
synth-grind Voti redazione e staff

Child Abuse

Self Titled

LovePump United

Chucky, la malefica creatura opera dell’artista Albert Oehlen, ci guarda dalla copertina con malvagio sarcasmo e noi poveri ascoltatori temiamo un po’ l’avventurarci lungo le 9 tracce di questo disco. Timore sacrosanto che viene subito confermato dall’opener Wrong Hole: synth-grind a go-go, tra cascate ritmiche e diluvi di elaborazioni sintetiche.

I Child Abuse, trio da Brooklyn (ovviamente) ritornano a breve giro di posta dopo lo split diviso con Miracle Of Birth sempre su Lovepump e in questo esordio lungo (si fa per dire, visti i 30 minuti scarsi di durata) si accodano a quello che sembra essere il nuovo trend della musica estrema. Un grind synthetico, sempre più deformato dall’elettronica che ha nei Locust gli originari esecutori e in gruppi come Genghis Tron, Xbxrx, Trencher gli ideali prosecutori.

Blast-beats bestialmente umani che si mischiano a rifferama meccanico, sfuriate iconoclaste che copulano con tessiture digitali in un matrimonio blasfemo ma efficacissimo. Non il solito gruppo grind, insomma. Child Abuse, nome difficile come la musica proposta, sono più vicini ad una versione 2.0 dei Mr. Bungle piuttosto che ai classici del genere come i primi Napalm Death o i Brutal Truth. Di questi ultimi mantengono i growls del cantante e l’ipercinesi ritmica, ma i tre offrono una versione spasticamente schizoide del grind, devastandolo dall’interno, mutandone la forma, infarcendone le strutture di improvvisi cambi di tempo, schizofrenici assoli di tastiere, variazioni tonali, ipertecniche deviazioni noise-core. Follemente grandi.

(7.0/10)

Scheda: Child Abuse

Pubblicazione: 24 Giugno 2007

File under: synth-grind

| Archivio
Stefano Pifferi
Stefano Pifferi (Album 2007)

Rss
copertina pdf #91