Recensione
Broken Soulsavers
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electro rock blues Voti redazione e staff

Soulsavers

Broken

V2 Music

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Metti Mark Lanegan a pasteggiare con una coppia di transfughi trip hop (Rich Machin e Ian Glover). Metti che il suo fiero pasto faccia tremare le stoviglie e persino le gambe del tavolo, al punto che di trip hop non è quasi più il caso di parlare. Così oggi i Soulsavers sono soprattutto Lanegan (autore di tutti i testi) ed un circondario sonico (elettrico, elettronico, cameristico) che tenta di ricollocarne il perno espressivo ottenendo al più una lieve vibrazione dei margini blues-rock (con qualche fregola gospel). Ché ormai il caro Mark è icona monumentale, roccioso pilastro piantato al valico tra antico e contemporaneo, con poca voglia di rimettere in discussione il molto già conseguito. E' questa la sua forza ed il suo limite. Difficile attendersi nuove sottigliezze diaboliche, l'angelico rovello e l'estasi sanguigna dei primi due lavori, sembrando anzi già lontanissimo persino il frugale mistero di Field Songs.

Però ovviamente ci accontentiamo, perché l'autorevolezza generosa che pervade la trepida Can't Catch The Train o la minaccia ingrugnita di Death Bells sono situazioni più che degne. E ancor più la resa delle due cover in programma, Some Misunderstanding di Gene Clark e You Will Miss Me When I Burn di Will Oldham, quest'ultima cantata assieme all'australiana Red Ghost, al secolo Rosa Agostino, scoperta per l'occasione e apprezzata al punto da affidarle per intero le ombrose Praying Ground e By My Side. Le altre ugole impegnate a duettare con Lanegan sono un bel parterre de roi del mainstream alternativo: Jason Pierce degli Spacemen 3, il grande Mike Patton (in quella Unbalanced Pieces che sembra una outside dei Gutter Twins), persino i cari Gibby Haynes e Richard Hawley in diretta dal pianeta Butthole Surfers.

Alla fine però il duetto più bello s'innesca tra il tenebroso Mark e la felpata Rosa in Rolling Sky, sette minuti e oltre di caracollare torbido e disarticolato tra fatamorgane jazz blues e cascami electro. Ci sarebbe pure una agile rilettura di Sunrise - strisciante ordigno risalente all'epoca Whiskey For The Holy Ghost - affidata al canto del principe Billy, ma è stata scelta come singolo-antipasto e non è stata inclusa in scaletta. Peccato. Anzi, meglio così: di carne al fuoco ce n'era già molta. Forse troppa.

(6.8/10)

Scheda: Soulsavers

Pubblicazione: 07 Settembre 2009

File under: electro rock blues

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2009)

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