Forse uno dei problemi maggiori di Phil Elvrum è un’urgenza poco spiegabile di pubblicare. Ciò che sembra invece urgente in Wind’s Poem non è l’ansia da presenza nel mercato discografico. Va da sé che ciò sottende una buona notizia.
Ciò che ci piaceva di Mount Eerie, nel senso del disco dei Microphones, era la chimica che creava nella stanza dell’ascoltatore, la capacità di modificarne l’assetto psicologico di ascolto. Non in noia, come purtroppo spesso è accaduto con i dischi successivi a quell’importante mattone della carriera di Phil, quelli a nome Mount Eerie che, appunto, anticipano l’album di cui vi parliamo ora. Semplicemente in una disposizione d’animo diversa; e qualcuno direbbe che tale meccanismo non è altro che il presupposto perché si parli di un disco di psichedelica.
La buona notizia di Wind’s Poem non si chiama “cambiamento”, né riproduce quella chimica. Semmai ne propone un’altra, che colloquia con la tranquillità d’animo senza per forza produrre sbadigli. Certo Elvrum va dritto per la sua strada, senza neanche un momento rinunciare ai suoi tratti distintivi: docili melodie che mai si possono dire riflettute, ma che hanno la funzione di un fragilissimo stream of consciousness delle corde vocali; strutture strumentali impalpabili e irrisolte, sia nei momenti di maggiore volume violenza o distorsione (The Mouth of Sky, Wind's Dark Poem), sia in quelli più sussurrati. Eppure l’album non sembra solo sommare esempi di una stessa formula. Diciamo meglio: sono sì esempi, ma semplicemente meglio riusciti che altrove (leggi: gli ultimi EP) lassù sul Monte.
L’apice è la funzione liturgica di Through the Trees, basata su una docile ma serena nenia vocale e su un lunghissimo e reiteratissimo giro d’organo. Per converso, episodi come Wind Speaks ci fanno rimpiangere ancora una volta i For Carnation. Ma di Wind’s Poem rimarranno i suddetti momenti migliori e qualche isolata piccola novità (Between Two Mysteries e Ancient Questions, che risentono positivamente dell’amicizia e della collaborazione con Karl Blau; oppure la segheria di Something). Quindi, se qualcosa ci ricorderemo del disco del 2009 di Mount Eerie, non è sonnolenza. Un passo avanti.
(6.2/10)
Scheda: Mount Eerie
Pubblicazione: 10 Settembre 2009
File under: slo-folk
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