Di Julien Temple si parla approfonditamente in altre parti della rivista, ma giocoforza l’attenta retrospettiva del nostro Avezzù non può che citare en passant The Filth And The Fury, pietra miliare per chi volesse davvero conoscere la storia dei Sex Pistols e con essa l’humus socio-culturale in cui i 4 punk primigeni vennero allevati fino a divenirne bubbone ributtante.
The Filth And The Fury – agile saggetto + dvd in stupenda edizione cartonata – è il secondo dei tre film dedicati da Temple ai Pistols ed è quello che, lo vogliate o no, risulta essere il più sincero per il semplice fatto di essere quello più “vero”. Lontano anni luce dalla truffa/fuffa che era La grande truffa del rock’n’roll e altrettanto distante dalla celebrazione fake del tour della reunion immortalato in There’ll Always Be an England, Oscenità e furore (questo fin'ora il titolo in traduzione) ne è liberatoria nemesi, riuscendo nell’intento di rovesciarne la prospettiva celebrativa incentrata, specie nel primo caso, più sulla contorta personalità di McLaren piuttosto che sui quattro giovani disadattati.
Il taglio documentaristico aiuta in questo caso perché, grazie alla sovrapposizione (a volte grottesca, come nei continui cut-up dal Riccardo III di Olivier) tra spezzoni d’epoca del gruppo e dei mass-media del tempo, contestualizza l’esperienza Sex Pistols per quello che in realtà non è mai stato; la storia cioè di 4 drop-out che nonostante il manifesto No Future continuano a far parlare di loro a distanza di decenni.
Nel libro 3 brevi ma approfonditi saggi; inaugura Hugh Barker con Julien Temple. Un milione di storie, un racconto sentito con spunti biografici di Temple e dei Pistols, che finisce inevitabilmente per indagare l’ambiguità dei rapporti tra Temple, la band e il malefico burattinaio Malcolm McLaren. Vaffanculo, non vogliamo partecipare a nessun fottutissimo film è invece una confessione fluviale in prima persona del regista che rievoca, tra aneddoti e un pizzico di nostalgia, il suo avvicinamento al punk, il legame tra amore e odio con John Lydon, le sue giovanili speranze mal riposte, la genesi del documentario, le emozioni provate nel girarlo (o meglio, montarlo).
A concludere il tutto uno scritto di Marco Philopat – Il cinepunk di Julien Temple – contestualizza all’Italia del tempo il fenomeno punk 77ino, fatto di lontani echi mediatici sulle provocatorie gesta dei punk e grosse delusioni per la Truffa architettata da McLaren.
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