Recensione
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Genere

Noise ambient

Data di uscita

Marzo 2004

Pubblicazione

01 Aprile 2004

Fennesz

Venice

Touch Music UK

La musica di Fennesz è un punto di riferimento chiaro e allo stesso tempo inesplicabile. Che lo si voglia chiamare sogno o flusso della coscienza, trasfigurazione pop o ancora destrutturazione melodica, è lo stesso: i lavori del musicista si svelano pian piano, attraverso ascolti ripetuti. Così, una musicalità dapprima captata solo da lontano perviene familiare e ammalia come una sirena. Allo stesso modo di Endless Summer, i cui motivi saturi immersi nella placenta glitch erano capaci di richiamare alla mente i Beach Boys e di proiettarci nella calura di un pomeriggio estivo, Venice rievoca incantevoli suggestioni che sembrano, chissà come, sepolte nella memoria. Anche questa volta il musicista, attraverso un lavoro assai rifinito di loop e tremori glitch protesi verso un suono diluito e dilatato, è stato in grado di emozionare. Nell’apertura di Rivers Of Sand le atmosfere sono tratteggiate in maniera oscura proprio come se ci si trovasse persi tra le calli e i ponticelli veneziani, confusi dal riverbero del suono liquido delle acque; pare di essere catapultati all’interno delle tavole di Thomas Ott, o di sentire il brivido delle colonne sonore più angosciose e misteriose di Angelo Badalamenti.

Quello stesso senso di irrequietezza lo si ritrova in City Of Light, mentre ciò che colpisce in Chateau Rouge sono gli infiniti particolari attraverso i quali la musica sembra ricreare l’effetto di scintillanti riflessi sull’acqua. Dettagli che sembrano espandersi o addirittura elevarsi per poi sbriciolarsi in minutissimi frammenti in Circassian.

Purtroppo la collaborazione con David Sylvian in Transit non riesce a sorprendere favorevolmente: un po’ per la flemmatica monotonia, un po’ per il trascurabile tappeto musicale che accompagna la parte vocale. Poco male. L'indubbia capacità fennesziana di reinventare (verrebbe da dire “ricreare”) il suono dell’acqua - il continuo fluire in moti oscillanti, il infrangersi nella roccia, il gorgogliare in minuscole conche - restituisce la cifra stilistica di un lavoro tecnicamente ineccepibile, dalle chitarre per la prima volta nude (gli arpeggi di Burkhard Stangl, ospite in Circassian e Laguna), oppure utilizzate, differentemente dagli esordi, in partiture più "orchestrali" e in saturazione. Insomma, Venice è il classico lavoro di transizione.

(7.0/10)

Scheda: Fennesz

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2004)