[Parte Sz] Prima un timido crepitio, poi una scarica disturbante e casuale di scorie digitali che scorrono su tappeti di rumore bianco e rosa. Glitch: l’errore. La sua astrazione dal processo creativo. Il concetto che su di esso sia possibile costruire musica, o qualcosa che agisca a livello inconscio ed emozionale come tale.
Hotel Paral.lel, l’esordio sulla lunga distanza di Christian Fennesz per la Mego, è il capolavoro, la rappresentazione più alta e compiuta di un modo di intendere l’elettronica che ha segnato, nel bene e nel male, la seconda metà degli anni ’90, facendo dell’etichetta austriaca e del suo rooster il punto di riferimento per numerosi artisti contemporanei.
I prodromi del cosiddetto “glitch” possono essere individuati nel lavoro pioneristico di Oval, che con Systemische (1994) e soprattutto con 94 Diskont (1995) getta le basi di un’elettronica minimalista, chirurgica e fortemente astratta, dove l’accento è spostato sulla teorizzazione, sul concetto alla base piuttosto che sulla sua attuazione pratica. Che il glitch sia un vero e proprio approccio alla materia sonora lo dimostrano gli artisti della Mego, come General Magic, Farmers Manual e lo stesso Fennesz, i quali, pur non essendo a conoscenza dell’opera di Markus Popp, partono dagli stessi presupposti, giungendo a risultati più caratterizzanti anche in virtù di una disponibilità di mezzi sempre più potenti e sofisticati.
In questo esordio Fennesz abbandona le stratificazioni del 12” Instrument (realizzato con mezzi unicamente analogici) per indirizzarsi su un sound più asciutto e minimale, privato di qualsiasi orpello e con poche concessioni al facile ascolto, ottenuto mediante suoni generati al computer, trattati e successivamente riassemblati. All’interno del processo compositivo l’austriaco individua più modalità di crash del campionatore, sottoposto a varie situazioni di carico e controllando questi “sonic accidents”, li utilizza come fonte sonora: è l’errore che diventa input sonoro. Il procedimento è chiaramente evidente nelle ripetizioni di Santora, nei riavvolgimenti di Zeug, nelle reiterazioni a pitch variabile di Traxdata. Altrove è il drone che satura lo spazio acustico, come nella roboante Dheli Plaza o in Nebenraum che fuma in un pulsare di basse frequenze e note riverberanti di piano. Blok M inizia con un turbinio di scorie digitali aggrovigliate per poi farsi dance music da rave per androidi annoiati. Szabo e Uds sono glitch glaciale e rarefatto fino all’impalpabilità, colonna sonora ideale per le evoluzioni magnetiche di un’aurora boreale. Differiscono dal resto dell’album Fa, che sfiora il calore crepitante delle tracce di Instrument e la conclusiva Aus, le cui chitarre finalmente accennano una melodia, ideale ponte di collegamento con il futuro Endless Summer. Un’opera imprescindibile.
(8.0/10)
Scheda: Fennesz
Pubblicazione: 01 Aprile 2004
File under: Noise tronica
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