Recensione
Urban Eclectiks SK Radicals
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urban soul jazz Voti redazione e staff

SK Radicals

Urban Eclectiks

Freestyle Records

Oggi non va più di moda il fritto misto '80 davisiano che cercava un compromesso tra jazz e rock, soul e r'n'b. Una volta la chiamavamo fusion vero? E così dischi come Urban Eclectiks ci spiazzano perché non siamo più dentro il calore del soul tinto jazz. A dir il vero, il ritorno di queste sonorità l'avevamo sentito con Kissey Asplund, eppure, se nel suo disco c'erano Sade e il nu soul, da queste parti si riprende La lezione innestandola di breaking tempo che fa '90.

Il gruppo di Sean Khan (multistrumentista al sax, tastiere, voci e produzione) propone una scaletta che ci va di standard da club fumoso, cose note e stranote ma piene di anima. Lo slow con i falsetti sciccosi di Troubled Times, l'uptempo di My Story, la cassa dritta che ricorda i fasti della !K7 di Ursula Rucker (Indifference Is The Enemy Of Love), il soul elettrico e sinuoso di No I Can Do e le tastiere ciccione à la Medeski Martin & Wood di Guidos Procrastination.

A cavallo tra la lounge e il jazz elettrico di Miles Davis periodo Tutu, le movenze del gruppo, e la bella voce di Susan Allotey, ci accolgono in un salotto coi divani in pelle bordeaux, il rum e la coca. Una bella scoperta.

(7.0/10)

Scheda: SK Radicals

Pubblicazione: 10 Settembre 2009

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Marco Braggion
Marco Braggion (Album 2009)

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