Recensione
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Genere

Rock

Data di uscita

Agosto 2009

Pubblicazione

30 Agosto 2009

Julian Plenti

Julian Plenti is... Skyscraper

Matador

Paul Banks goes solo. Smesso il gessato Interpol, lo ritroviamo a rimuginare nerd sotto le insegne del vecchio moniker Julian Plenti, sorta di alter ego da catalogo American Apparel con cui – erano i ’90 di mezzo – iniziò a bazzicare le scene underground della Grande Mela. Uno stand by più o meno obbligato, chissà se e quanto dettato dall’accoglienza – assai freddina, nonostante l’accasamento major e l’immancabile hype – riservata all’ultimo Our Love To Admire da pubblico e (soprattutto) critica.

Congegnato con il solo ausilio di un Logic Pro e il contributo di qualche amico in fase di arrangiamento (l’ingegnere del suono nonché ex compagno di college Charles Burst, Mike Stroud dei newyorkesi Ratatat, il defilato Sam Fogarino), Skyscraper azzarda se non altro una possibile strategia di fuga, un rimettersi in gioco nella penombra del proprio disincanto, sia pure ricorrendo al solito campionario/immaginario dark wave intossicato di coolness e inquietudini metropolitane.

Ecco allora questa dozzina di canzoni che non sorprendono né deludono le attese, limitandosi a graffiare la superficie quel tanto che basta (vedi le manovre di basso e riff assassini, per quanto risaputi, del singolo Games For Days, l’enfasi Placebo dell’iniziale Only If You Run, come pure i cambi ritmici della notevole Unwind) a non farci rimpiangere le tempeste emotive del passato. Tutto come da copione Interpol (senza gli Interpol), anche quando – e accade spesso – l’impianto rock dei brani lascia spazio al (prevedibile) rinculo acustico, ovvero l’altro lato della faccenda, il romanticismo solenne e irrequieto (Girl On The Sporting News), lo struggimento senza sbocco altezza NYC (On The Esplanade, cupo rimuginio di corde, piano e voce impastata), le avvisaglie Joy Division stemperate d’amarezza (Skyscraper, Madrid Song), l’intimismo sconsolato e autoconsolatorio (No Chance Survival) a conferma di una scrittura sempre più in bilico fra emotività e maniera.

Ad uscirne, con tutto ciò, è un dischetto inevitabilmente accessorio, classico rito di transizione che spalanca porte e lascia sospesi tutti i dubbi del caso. In attesa di buone nuove sul fronte Interpol, comunque, un benefico coming out.

(6.8/10)

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Nunzio Tomasello
Nunzio Tomasello (Album 2009)