Recensione
The Phenomenal Handclap Band The Phenomenal Handclap Band
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disco funk rock Voti redazione e staff

The Phenomenal Handclap Band

The Phenomenal Handclap Band

Friendly Fire

The Phenomenal Handclap Band, nome altisonante, impegnativo. Una dichiarazione d’intenti palese e portata a termine. Otto individui - due donne e sei uomini, per la precisione - che suonano in linea di massima come i Traffic di The Low Spark of High Heeled Boys rapiti da Stand! di Sly & The Family Stone. Menti del progetto, Daniel Collas (Organo, Synth) e Sean Marquand (clavicordo, effetti), visi pallidi della grande mela e noti dj nella città che non dorme mai.

Dunque un rock prossimo alla negritudine, funk o disco che sia, e funzionale al concetto di ballo. All Of The Above, forte di un basso killer e ritornello alla stregua di Sylvester, e Testimony - Jaleel Bunton dei TV on the Radio e Aurelio Valle dei Calla i guest - si levano sensuali e vertiginose, come ossigeno inalato da un essere in agonia. La prima parte del lavoro non concede tregua: Give It A Rest è la sintesi di cui sopra, ovvero Steve Winwood nella mantella fastosa di Sly Stone. Poco dopo, lo spartiacque. You'll Disappear è una Blind (Hercules And Love Affair) dal tiro meno urgente ma comunque centrata; 15 To 20, invece, è la canzone che i Css non scriveranno mai: Tom Tom Club e Esg in rotta di collisione. Per di più si odono, subdoli, campanacci stile Blondie. Semmai diventassero famosi, sapremo il perché.

Di seguito, il milieu si fa più rock in senso stretto, diciamo classic. Dim The Lights è un boogie glam echeggiante Marc Bolan, I Been Born Again rammenta i The Doobie Brothers, The Martyr e Tears addirittura i Free, e Baby - impreziosita da musicisti del giro Daptone. E si sente! - scomoda lo spauracchio di Curtis Mayfield. Non un disco obbligato ma un toccasana, da utilizzarsi, magari, in una di quelle giornate nate dal verso sbagliato. Promossi.

(7.0/10)

Pubblicazione: 16 Settembre 2009

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Gianni Avella
Gianni Avella (Album 2009)

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