Recensione
Self Titled Black Meteoric Star
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electro acid house Voti redazione e staff

Black Meteoric Star

Self Titled

DFA

Una volta, quando viveva a New York, suonava krautrock fuori tempo massimo (vedi il progetto Delia Gonzalez & Gavin Russom), mentre oggi, stabilitosi a Berlino, nella terra dei corrieri cosmici, ripiega nell’acid house. È Gavin Russom il trasformista, colui che vive l’ambiente circostante proiettato altrove, nel suo personale gioco di specchi. Da novello Klaus Schulze, ieri, a discepolo di DJ Pierre oggi.

Black Meteoric Star è il nuovo livello del Nostro. Tetro, marziale, diretto. Tipo dei Justice al vetriolo, o meglio il Carpenter di Fuga Da New York riletto, appunto, da DJ Pierre. Quindi i Phuture, che poi si legge Acid Trax. Dominatron la manda a memoria: Darby Crash semmai avesse smanettato una macchina. Un pugno nello stomaco rigorosamente analogico, pertanto fisico. Irruente. Un synth vintage, il Korg EX-800, seguito da un sequencer di propria ideazione (Russom è un esperto in materia) e l’effetto, prossimo alla mitologica 303 della Roland, è letale. Anthem è un allucinante, viziosa trama da guerriglia urbana. Death Tunnel e World Eater sono - specie la seconda - funk d’assalto ideali per scenari d’explotation.

L’immaginario è dark, la cadenza, satura e melmosa, non da tregua. Le tracce, mai al di sotto dei sei minuti, pari - è doveroso ribadirlo - ad aggressioni sonore. Nel finale, la catarsi: Dreamcatcher e Dawn, una housey alla stregua dei giorni Trax Records (e per rimanere in casa Dfa, contraltare sinistro di Happy House di Juan MacLean), l’altra cosmic a là Lindstrøm. Sommate, oltrepassano la mezz’ora. E che mezz’ora!

Black Meteoric Star, acid house fattanza.

(7.0/10)

Pubblicazione: 15 Settembre 2009

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Gianni Avella
Gianni Avella (Album 2009)

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