Recensione
Bunnies and Muffins Mochipet
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produzioni / hop-tronica Voti redazione e staff

Mochipet

Bunnies and Muffins

Daly City

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Abbandonati ormai gli estremismi breakcore degli esordi, Mochi, avendone le capacità, vuole sdoganarsi come produttore all purposes, meno umoristicamente connotato e deformante. Perde in riconoscibilità, ma la scelta è giusta, anzi quasi doverosa. E il disco è piacevole, i pezzi tutti carini, emerge pure una vena riflessiva, se non malinconica, finora quasi sempre nascosta nelle sue produzioni. Forse appunto il risultato non brilla per originalità. E forse anche perché, come spesso piace al nostro, ma qui, in un contesto meno scopertamente ludico e citazionista, i riferimenti sonori sono talmente palesi da sfiorare l'omaggio esplicito o l'imitazione.

Anthem, chitarristicamente Daft Punk-iana, Spring, assieme a Daedelus, Four Tet-iana (tra le cose migliori), Pachyderm Pounce, grassa e con un temino slow Squarepusher-iano, l'hop-esotismo di The Erhu Song, con tanto di campione da L'Ultimo Imperatore, End Of Summer Song, tra tardi Pixies e Blur, il piano Jon Hopkins e il crescendo emotivo Ghost-Simon Williamson della conclusiva Roll Credits. Poi, il fiero spleen elettro-acustico di Prolonging Forever, l'hop-bossa con trombone e violino di Memories, il funk flautistico di Fool, il soft-breakbeat jazzato, per slot-machine, di Underwater..., il toy-electro-pop col sorrisone stampato sulla faccia di Do Geese See God (titolo che è uno dei palindromi usati da Weird Al Yankovic per la sua geniale Bob), l'India tropicale di And So It Goes, le trip-hop-istiche Oly e Tinker.

Un buon disco, ma sembra ancora non essere compiuto perfettamente l'assestamento post-breakcore. Insomma, Mochi, puoi fare molto ma molto meglio.

(6.8/10)

Scheda: Mochipet

Pubblicazione: 31 Agosto 2009

File under: produzioni / hop-tronica

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Gabriele Marino
Gabriele Marino (Album 2008)

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