L'ennesimo disco del Vibert è la conferma dal basso di un suono che pian piano si insinua nel mainstream. Lui in sordina arriva oggi con un mattone che sta lì quadrato e non lo sposti. Perché la gavetta l'ha fatta e oggi non ha problemi a spaziare dall'Aphex Twin al dubstep, dalla techno al math-hop. Solo che non è come i vecchioni impagliati di casa Warp che viaggiano sulla loro cristallizazione, sull'alloro di chi ha raggiunto l'olimpo. Luke si dà da fare e mescola il verbo hop di vecchia data Ninja (Belief File, We Hear You) con l'hip-core da strada (De-Pimp Act), il technostep (Hot Stick) con l'acid (Pretty Old Acid Music). Non è uno Zomby mordi e fuggi. Vibert ci rinfranca con un discone che sta in piedi e ha l'aura del classico. Quelle cose di ghiaccio che non si scioglievano manco con l'aria fumosa dei club 90. Oggi sono pochi quelli che possono vantare un CV con i controcazzi come l'uomo in questione. Solo che lui non lo fa. E per questo, maximum respect.
(7.7/10)
Scheda: Luke Vibert
1
Max Loderbauer / Vladislav Delay / Morit...
Moritz von Oswald Trio - Vertical Ascent (8/10)
2
Antony and the Johnsons
The Crying Light (8/10)
3
Circlesquare
Songs About Dancing And Drugs (8/10)
4
Animal Collective
Merriweather Post Pavilion (8/10)
5
Harmonic 313
When Machines Exceed Human Intelligence (7.9/10)
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