Recensione
Fire On The Bright Sky Low Lows (The)
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slow-core Voti redazione e staff

Low Lows (The)

Fire On The Bright Sky

Warm Recordings

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Fire On The Bright Sky uscito nel 2006 sempre per la Warm (e per la Monotreme) - anziché proseguire gli acquarelli di Noon e Wolf, dunque, non si libra nell’aria, ma riesce a stento a sollevare delle zampe per muoversi sulla terraferma. E lo fa in maniera quasi-struggente, nella tradizione che risponde all’etichetta slow-core.
Il cantare strozzato in gola (come in White Liner, forse la canzone migliore del disco), deviato su per la cavità nasale e lì fermato, come se le melodie fossero interrotte da un singhiozzo, è passato da Low Lows ai Low Lows. Sono evaporate molte delle tastiere liquide, rimpiazzate da chitarra distorta ma dimessa e sparuti organi; ma soprattutto è comparso il passo pesante e desolato dei Codeine (Candy’s Last Day), con la tecnica dell’accordo minore fatto cadere indisturbato in battere, sostenuto da grancassa, un masso che fa buchi rimanendo intatto.

In questo nuovo ambiente, è ancora la voce di Parker a fornire la cifra distintiva. Con essa – a coniugare Neil Young (un brano si chiama pure St. Neil), Smiths e R.E.M. (Dear Flies, Love Spider) – i Low Lows riescono a non limitarsi all’inseguimento di Codeine, Low (Velvet) o Picastro, né di Slowdive o Bark Psychosis. E Fire On The Bright Sky ci lascia un desiderio di leggerezza, forse perché nato dalla rottura di una Arcadia. In definitiva, ascoltare i Low Lows fa venir voglia di ascoltare i Parker & Lily, e viceversa. Andrebbero visti dal vivo – se la promessa di rumorismo maggiore in veste live è veritiera. Nel frattempo il prossimo disco dei Low Lows è già in preparazione. Vedremo dall’umore se Parker si è trovato una nuova morosa.

(6.8/10)

Scheda: Low Lows (The)

Pubblicazione: 05 Gennaio 2007

File under: slow-core

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