Recensione
Un giorno il mio principe verrà Casa
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rock obliquo Voti redazione e staff

Casa

Un giorno il mio principe verrà

Dischi Obliqui

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I Casa sono persone che conoscono perfettamente la destrutturazione; che vengono dall’ambiente dello smontaggio rock; che sono cresciuti a pane e obliquità. Sono cólti e permeati dalla decostruzione del blues e della psichedelica di fine Sessanta; dal gioco coi mattoncini armonici e ritmici del post-punk di fine Settanta - inizio Ottanta; e ovviamente dal post-rock più cerebrale e meno emozionale dei Novanta. Per non parlare, fuori dal r’n’r, delle avanguardie.

Epperò i Casa hanno la necessità e pure il coraggio di fare qualcosa. Si tratta della volontà di non essere solo parte di esperienze di pars destruens del rock, che hanno sicuramente avuto risultati eccezionali, di cui tutti siamo ancora perdutamente innamorati, ma che in molte forme, data 2009, hanno forse esaurito il loro corso.

I Casa non sono mai derivativi proprio perché tentano una nuova via alla pars construens del rock. In Un giorno il mio principe verrà si percepisce proprio questo sforzo, fin dalla prima canzone, Nick Drake, un bozzetto percussivo alla VU dove la voce di Bordignon, nei suoi eccessi di “interpretazione”, si sarebbe detto una volta, riesce a costruire dei collegamenti inediti. Il tentativo fa emergere alcuni tic del suono dei Casa, ma anche di fatto il loro stile inconfondibile (che intreccia armonie oblique, in alcuni punti fa primeggiare i tecnicismi della vocalità, si concentra su alcuni timbri di chitarra e su brusii sintetici che saltuariamente ci fanno pensare a Ravenstine…); d’altra parte lascia ancora ampio spazio ai numeri astratti: Padre Nostro / Motoraduno è figlio sicuramente del free-jazz, ma anche di quella Don Aman degli Slint che era una perpetuazione all’infinito dell’inizio di un brano rock, incartato ancora prima di maturare; e qui i Casa perpetuano all’infinito l’intro di una canzone per poi passare bruscamente alla sua conclusione.

La pars construens, in mezzo all’astrazione, si nota anche grazie all’ancoraggio con il reale di P2, brano sul doppio Stato e sul “sommerso” italiano - qualcosa di cogente, per nulla metaforico, sempre urgente da mettere all’ordine del giorno. È però ascoltando la paranoia di Non hai esterno - e soprattutto Climaterio - che chi scrive ha percepito di ascoltare qualcosa che è già sul vertice di una montagna. Già scalata.

(7.2/10)

Scheda: Casa

Pubblicazione: 27 Agosto 2009

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