La musica dei Super Minerals tende costantemente al basso, al mondo sotterraneo, alla discesa negli abissi. Un suono che è al tempo stesso esplorativo e panoramico. Un suono che cerca sempre di dissotterrare ciò che è nascosto. Sono in due, si chiamano Phil French e William Giacchi e vengono dalla incredibile famiglia dei Magic Lantern, formazione psichedelica che non più tardi di alcuni mesi fa ascoltavamo su Not Not Fun e dalle cui spire ha già preso l’abbrivio la carriera solista di Cameron Stallones sotto il moniker di Sun Araw. I Super Minerals però sono tutta un’altra cosa. Una delle definizioni più suggestive la dà un anonimo utente su Bolachas Gratis, sito di distribuzione illegale di dischi in formato mp3, dove l’ultimo lavoro, Multitudes è approdato qualche tempo fa: “its what you’d get if My Bloody Valentine did the soundtrack to the old b&w horror film Carnival of Souls”.
Come dire che l’alta definizione non è esattamente ciò di cui si fa esperienza ascoltando la musica dei due. La prassi è quella di disegnare eden misteriosi e lovecraftiani accumulando fasci disordinati di drones e note di chitarra sfocata, un mondo dove l’eco e il delay sono la misura di tutte le cose. Una musica costantemente calata nell’indeterminatezza, nella sfocatura come ragion d’essere. Da qui poi un’attenzione al regno animale e fantastico che traspare dagli artwork.
Gli animali intenti a cacciare da documentario del National Geographic che fanno capolino dalla confezione di Multitudes: un gufo che addenta un roditore, un uccello che stringe un pesce nel becco, il tutto irrealisticamente calato in una tonalità verde aliena. E il discorso si potrebbe fare ancora più complesso con il precedente The Pelagics dove i cinque brani del disco corrispondono ai cinque diversi strati di profondità oceanica.




