Recensione
Ore Darwinsbitch
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drone music Voti redazione e staff

Darwinsbitch

Ore

Digitalis

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Marielle V. Jakobsons arriva silenziosa e in penombra sul catalogo Digitalis, dopo un solo segno premonitore in forma di cassetta, dal titolo Steel Hum. Il disco di debutto si incarica quindi di presentare l'arte della musicista nella sua forma più compiuta. Il parto parrebbe di quelli dolorosi, ma qui si ottengono risultati impensabili per un debuttante e non ci si da neppure pena di segnalarlo, dal momento che Marielle maneggia con facilità e arguzia materiali che detonerebbero con gravi danni nelle mani di molti.

Nella descrizione della musica la press a firma di Brad Rose tralascia volutamente qualunque aspetto tecnico-teorico per abbandonarsi alla evanescente carica della suggestione. Onde per cui si parla di “fluid forms of drones, doomy laments, and folk melodies fleshed out from a backbone of sine oscillators and violin”. Un approccio alla materia sonora non troppo distante da quella del suo compagno di amorosi affetti, Gregg Kowalsky, ma carico di un evidente sense of apocalypse che non può che dirsi uterino. Il suono di Darwinsbith è denso e maligno, composto con calcolate metrature di violino, piano, campane e sine oscillators irrimediabilmente processato attraverso il laptop. E' un algido panorama digitale che a tratti può richamare Mira Calix, salvo allontanarsene sensibilmente per l'umore di insieme.

L'iniziale Iron Lake ti immerge subito in un mare magnum di droni dal sapore d'abisso. Il resto del disco snocciola altrettanti panorami da thriller, cadendo in qualche modo sempre più in profondità, come nella cadenzata discesa di Flames in Blackened Sky. Questa è ambient doom nerissima da far impallidire i monaci di Sunn O))).

(7.5/10)

Scheda: Darwinsbitch

Pubblicazione: 05 Marzo 2009

File under: drone music

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