Recensione
Cover image
Genere

Post Punk

Data di uscita

Maggio 2003

Pubblicazione

01 Maggio 2003

The Wire

Send

Pink Flag

Per chi non l’avesse capito, i Wire sono tornati. Così concludevo la mia rece sui due ep Read & Burn, proiettili senza alcuna voglia di mancare il bersaglio, irriguardosi conati di furia rock organizzati con feroce perizia attorno ad una idea nitidissima di suono strutturato e deragliante, torrido come una furia e gelido come una vertigine digitale. Send arriva oggi dunque a celebrare quei due fortunati lavori selezionandone la sostanza (ovvero sette tracce) e aggiungendo quattro folgoranti inediti che spazzano ogni residuo dubbio sullo stato di forma del glorioso quartetto.

Nel dettaglio, e in ordine di apparizione: Mr. Marx Table scaraventa chitarre in un furioso inseguimento di pennate turbocompresse, la ritmica impellente in un levare da cardiopalma, la propulsione cupa del basso ed il canto pervaso di straniante mollezza; rallenta i battiti Being Watched, ma non l’inesorabile propensione alla ghigliottina di riff, alla bieca profondità dei bassi, all’asciutta sentenza ritmica, alla dissonanza tagliente (come il primo Brian Eno solista), il tutto addensato attorno ad un sordido sinusoide melodico che scomoda in un botto Sonic Youth, Depeche Mode e Killing Joke; You Can’t Leave Now sprofonda ancora di più nella tarda wave centrifugando le stesse particelle Joy Division reperibili in 154 con l’iperstrutturazione sonica à la Kevin Shields, tanto che lo zampettare oscuro di loop ritmici e la gotica coreografia del basso sembrano annegare in quell’improvvisa emulsione di corde, distorsione densa effervescente chimica, in cui il canto si ubriaca di deliquio; quello che in un certo modo si aspetta e un po’ si teme - ovvero la battuta dance che sbaraglia il campo e assorbe la luce del riflettore - è quanto accade in Half Eaten, centoventi bpm o qualcosa in più tra artifici affilati, cavi scoperti, corde ipercompresse, vocoder aleggiante, zannate di basso e soprattutto un equilibrio prodigioso tra gioco e insidia, tra formattazione parodistica e cruda obliterazione della “misura”, ottima del resto come antipasto all’incubo Primal Scream-Suicide della stupenda 99.9, giustamente posta a ben chiudere il lavoro.

Il nuovo progetto Wire si conferma insomma come una sfera incandescente e rumorosa sparata a perforare i sonnolenti tessuti sonori della contemporaneità, una rasoiata a freddo, una sberla elettrica eccheccazzo, sgorgata dal profondo e profondamente elaborata. Lucida. Tesa. Dirimente.

(7.5/10)

Scheda: The Wire

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2003)