Recensione
The Wake Of The Dying Sun King Spiral Joy Band
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drone ambient Voti redazione e staff

Spiral Joy Band

The Wake Of The Dying Sun King

VHF

Gong, ammenicoli tibetani, un fiddle ipnotico ed una sruti box. Giunti al secondo album in carriera gli SJB, nelle cui fila militano anche diversi membri dei Pelt, indulgono in una fatata forma stilistica, né decostruzione né improvvisazione vera e propria, a metà fra parodia e innodia. Come se un manipolo di monaci tibetani avesse deciso di accampare diritti di primogenitura sul bluegrass, il brano  The Wake Of The Dying Sun King nuota in un lago di suoni circolari, come ci si aspetterebbe, e nel frattempo si dedica ad una sorta di scomposizione metrica del cajun. Registrato live, l'album offre quattro lunghe composizioni dove vi apparirà di tutto: da un Charlie Poole col suo proto-country primitivo sino alla trance meditativa e free dei Pelt. L'esperimento è bizzarro e poco sfruttato, il suono vivo e per nulla frustro, il godimento fra l'estasi più estatica e la noia più avvilente. Tutto come da manuale, in casa VHF.

The Wake Of The Dying Sun King,  A Fading Trail Of Sparks, A Spiral Dance e gli otto minuti finali di  Long Shadows Beneath The Moon spaziano anche, va detto, nella drone music più classica e nell'inevitabile chiaroscuro dell'ambigua dicotomia suono/rumore. Suonando ogni accordo distintamente e nitidamente, lasciandolo spesso affondare come bianco sassolino nel silente stagno dell'improvvisazione, la Spiral Joy Band ha tenuto fede a quanto, con implicita promessa, ha azzardato la propria ragione sociale. Una musica attorta in spirali di suono, una musica dispensatrice di oculate delizie e gioie audiofile, una band davvero capace di esprimere appieno il senso d'entrambe le dette istanze.

(7.0/10)

Scheda: Spiral Joy Band

Pubblicazione: 28 Novembre 2007

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Massimo Padalino
Massimo Padalino (Album 2007)

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