Recensione
Raven And The White Night Odawas
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psych-folk Voti redazione e staff

Odawas

Raven And The White Night

Jagjaguwar

Pur carenti di un suono omogeneo, gli Odawas sono una band da tenere d’occhio e Raven And The White Night un disco zeppo di intuizioni, come già accadeva due anni prima a The Aether Eater (debutto del trio di Bloomington). Atmosfere da frontiera, organo da chiesa, apoteosi orchestrale dal sapore morriconiano: l’iniziale The Maddening Of Raven riassume in due minuti croci e delizie dell’intera opera, illuminando la scrittura snella e scorrevole e lo scarso amalgama degli arrangiamenti.

Si passa da ballate acustiche in crescendo fra tastiere celestiali e fischiettio spaghetti-western (Alleluia) a pop ambientali che mescolano Enigma (il synth che imita un flauto), tradizione giapponese e declamazioni da comizio militare vicine al martial-folk di Der Blurharsch e Dernière Volonté (Loves Is…). Se non bastasse, aggiungete l’armonica moribonda di The Ice (degna del Jarmusch di Dead Man), il gothic-swing di Beware (scuola Black Heart Procession) e rimanete sintonizzati: è sufficiente che i tre scoprano come compattare il proprio immaginario per partorire un disco esplosivo.

(6.5/10)

Scheda: Odawas

Pubblicazione: 17 Marzo 2007

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