Incontrammo Lorenzo Monni sulle pagine di SentireAscoltare appena un anno fa. Allora, ai tempi di Death Of A Future Man, definimmo progressive la musica del Nostro, in virtù di una prima opera complessa, stratificata, retta su classicismi e frequenti cambi d'atmosfera, accenni free e dialoghi mutevoli. Con le undici tracce di Debris le cose cambiano, se è vero che rispetto al passato tutto sembra suonare decisamente più quadrato, sempre nell'ottica di una musica che rimane totale e di strumentali che non si accontentano di citare ma approfondiscono invece tutte le declinazioni del suono. Se le inquietudini di The Big Laugh citano il krautrock tedesco per poi fondersi in un assolo di chitarra finale scuola Pink Floyd, Embrace sa di jazz elettrico la Miles Davis, I Met The Craftsman mescola dilatazioni temporali e percussioni afro, The Dawn Of The Young Dollsparte come una melodia medievaleggiante per poi scivolare in una suite psichedelica. E' lo stesso Monni ad occuparsi a parte qualche rara eccezione di tutti gli strumenti, dimostrando, oltre a buone doti tecniche, come non gli manchino anche coraggio e ispirazione.
(7.0/10)
Scheda: Lorenzo Monni
Pubblicazione: 01 Aprile 2008
File under: progressive
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