Recensione
Glory To Our Brilliant Name Gravy
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psichedelia Voti redazione e staff

Gravy

Glory To Our Brilliant Name

Hausmusik

A volte capita di trovarsi tra le mani dei dischi che, beh, inizialmente non riesci a decifrare. Saresti tentato di buttarli in un tritacarne e di mandare ai lavori forzati in Siberia tutti coloro che te li avevano consigliati. Ché cominci ad avere una certa età e di robaccia buona per qualche hippy fuori tempo massimo non ne puoi proprio più. I Gravy, ad esempio. Danesi di carta d’identità ma fricchettoni peace&love nell’animo. Ne avevamo sentito parlare un paio d’anni fa. E non è che ci avessero colpito più di tanto. Tantomeno adesso che ritornano col nuovo album, intitolato Glory To Our Brilliant Name. Forse neanche Michael Jackson era arrivato a tanto.

Che razza di musica che fanno. Psichedelica, folk, pop-rock, persino alcune sparute incursioni nel rap. Un colpo al cerchio e uno alla botte, verrebbe da dire, per costringere letteralmente l’ascoltatore a tenere sveglie le orecchie e desta l’attenzione. O a buttare – si era detto prima – il dischetto in questione. I Gravy d’altronde sono, per capirci, come dei Jefferson Airplane sotto le allucinogene cure del dottor Albert Hofman. Canzoni dai colori accesi, quasi abbaglianti, e dalle soluzioni sonore che creano vertigini. Una macchina del tempo ferma ad un Sessantotto perenne. Piedi scalzi, sesso libero e suoni lisergici nello stereo. Leggerezza pop e ritornelli corali (Oh No), filastrocche in falsetto contornate da tastiere che sembrano carrillon (Don’t Believe), ritmi sintetici che scandiscono le invocazioni a Lucia nel cielo di diamanti (Rock Scientists), matrona di tutti i fricchettoni e musa ispiratrice di un album completamente folle. Che – ohibò – alla fine piace pure. E non poco. Pensare che volevamo buttarlo nel tritacarne.

(7.0/10)

Scheda: Gravy

Pubblicazione: 06 Giugno 2007

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Manfredi Lamartina
Manfredi Lamartina (Album 2007)

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