Recensione
23 Seconds Cobblestone Jazz
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Elettronica, dance Voti redazione e staff

Cobblestone Jazz

23 Seconds

!K7

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Il trio di Mathew Jonson, Danuel Tate e Tyger Dhula arriva su !K7; dopo la militanza su Wagon Repair, il jazz elettrico dei canadesi entra quindi nel mercato major ed è pronto per fare il botto. Ascoltando il lungo doppio 23 Seconds viene in mente la piccola grande rivoluzione di Kruder & Dorfmeister costruita sul remix sampledelico. Da quel piccolo grande disco - che, guarda caso, usciva sempre su !K7 -, sono nati milioni di cloni. Tutto partiva dall’Austria, da una delle periferie mitteleuropee di tradizione essenzialmente techno e/o minimal, rivoluzionare spostando lo sguardo. Oggi la storia sembra ripetersi, ma questa volta l’ago della bilancia si sposta a Ovest. Questa crociera salpa da oltreoceano, e cambia rotta. Non più remix, anche live music. Sì, i nostri amici di elettronica ne usano a bizzeffe, sparano samples ed effetti come se piovesse, ma in più aggiungono pianoforti Rhodes, vocoder, percussioni e un basso caldissimo.

Atmosfere che attingono dalla cultura da club e dal funk blues di fine Settanta. Ascoltate che cosa riescono a fare in 45 minuti di performance, nel secondo preziosissimo disco quasi interamente live: sorprendente il dialogo tra elettronica e strumenti, mood che si intrecciano in maniera graduale, senza break, senza bisogno di superproduttori, un po’ come quando Herbie Hancock si metteva a scovare riff da pelledoca, o quando Miles Davis sparava quegli inni stellari su Bitches Brew. Ovviamente la nuova generazione non prescinde da quello che sta succedendo nel dancefloor. Si va quindi per la strada grondante sudore del deep rave, attaccandoci patches blues da sogno.

Se il primo disco inizia tutto concentrato sull’electro, basta attendere qualche minuto per vedere come il blues sia ancora l’anima che muove il suono idealmente black. Lime In Da Coconut è inno minimal per eccellenza e singolo per il prossimo set di Ricardo Villalobos, Change Your Apesuit un funkettino spacey con una base da far invidia a Medeski Martin & Wood, gli echi afrodelici di Saturday Night e di W sono pronti a farci sognare notti infinite a base di vocoder e filtri risonanti, brevi detriti old school.

Una sorpresa. Un gruppo doubleface che eccelle nella pura tecnica strumentale e nella sapiente arte del rhythm making. Il nuovo modo di pensare e di fare jazz è servito. Re-Birth of the cool.

(7.3/10)

Pubblicazione: 01 Ottobre 2007

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Marco Braggion
Marco Braggion (Album 2007)

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