Recensione
Archive From 1959 / The Billy Childish Story Wild Billy Childish
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punk rock Voti redazione e staff

Wild Billy Childish

Archive From 1959 / The Billy Childish Story

Damaged Goods

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Cosa scrivere ancora intorno alla figura eroica di Billy Childish, rocker a tutto tondo col vizietto del punk, pittore, fotografo e poeta, integerrimo e generoso, indomito malgrado gli anni e la tenace mancanza di quei riconoscimenti (anche uno straccio di successo alternativo) che avrebbe strameritato, un uomo insomma da scappellarsi solo a pensarlo.

Il tardivo approdo sui palcoscenici internazionali (si fa per dire) ha significato un benedetto profluvio di stampe e ristampe, accolte coi favori del caso tanto che Damaged Goods ha ben pensato di confezionare questo imponente seppur parziale scorcio sulla carriera discografica del Nostro genialoide del Kent. Iniziata in piena bufera punk e tuttora nell'occhio del proprio integerrimo ciclone, scoperchiando tetti e sciaguattando fiumi con diversi nomi e formazioni, mutando il senso e la forza della scudisciata ma non il suo scudisciare.

La fluviale scaletta è dominata sì da un piglio stradaiolo che diresti primordiale, asciutta e veemente, il garage rozzo pulsante di adrenalina in acido, il sangue che ribolle senza marcire grazie al senso di rivalsa fiera. Tutto ciò ci raccontano le scorribande Sonics-Kinks di You Make Me Die (sotto l'egida The Mighty Cesar) e We Hate The Fuckin' NME (firmata Thee Headcoats) o i The Who strattonati Sex Pistols di Archive From 1959 (ad opera dei The Buff Medways).

Parliamo di 51 pezzi, mica noccioline. Anzi, sì: tante goduriose noccioline distribuite su due cd oppure triplo vinile, tra le quali capitano sapori sorprendenti tipo il beat contagiato french-touch di I Feel Like Giving In (The Delmonas) o la piano-ballad waitsiana di An Image Of You (The Chatman Singers), passando dai Creedence Clearwater Revival sotto benzedrina di Christmas 1979 (The MBEs) ai velluti asprigni psych-pop con tanto di voce effettata e jingle jangle di Love Can Lose (The Milkshakes). E via discorrendo.

Più che uno scrigno di preziosi, è un vaso di Pandora pieno di amabili demoni dietro le cui fattezze ne scorgi sempre una, quella del caro Wild Billy che si rivela appieno presentandosi nudo, la voce soltanto, nella sequela di amare memorie di The Bitter Cup. Laddove si conferma sovrano della propria splendia ossessione.         

(7.3/10)

Pubblicazione: 30 Agosto 2009

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Stefano Solventi (Album 2009)

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