Recensione
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Genere

Wave

Data di uscita

Giugno 2006

Pubblicazione

01 Giugno 2006

Tuxedomoon

Bardo Hotel Soundtrack

Crammed Discs

La storia di quest’album, a serio rischio di passare inosservato, è di quelle provvidenziali: mentre i Tuexdomoon lavorano al nuovo album, arriva una telefonata di George Kakanakis. Il regista li vuole a San Francisco, ha in mente un road movie e, potendo contare su un’amicizia di lunga data, chiede ai quattro di volare nella città natia per incidere una soundtrack in totale libertà artistica. I Tuxedomoon accettano, ritornano dopo più di vent’anni a incidere a Frisko, il luogo dove tutto è iniziato. E tutto vuol dire i Residents, la Ralph, la New Wave. Non può esserci miglior soddisfazione di questa per testare vitalità e maturazione, per riconoscersi e vedersi invecchiati con saggezza e equilibrio.

Composto da libere improvvisazioni quasi tutte brevi, Bardo Hotel Soundtrack presenta la fulgida firma del quartetto diluita in una manciata di atmosfere tra l’attesa e il viaggio, dove la circolarità ritmica è il baricentro sul quale ruotano le improvvisazioni di Reininger, Lieshout e Brown. Bardo, del resto, per i Buddisti è uno stato tra la vita e la morte, ma anche il magico hotel parigino dove William Burroughs e Brion Gysin svilupparono l’idea del cut-up verso la fine degli anni Cinquanta.

Degna trasposizione di tutto ciò, la tracklist è caratterizzata da costruzioni armoniche cameristiche che qualcuno ama etichettare come classical contemporary, ovvero composizioni figlie del melieu delle avanguardie del Novecento in un background a maglie larghe, che va dal jazz alle musiche per balletto, dalla transetnica dei Colti alla psichedelia degli Hippie, dalla musica dodecafonica all’elettronica spacey, da Weimar al minimalismo.

E se si tratta di farsi carico delle istanze del Secolo più complesso della storia e renderle comprensibili a qualche alieno umanoide a anni luce di distanza, pochi possiedono il gusto e la classe dei Tuxedomoon. Quei Tuxedomoon che erano classici anche quando suonavano la new wave più tesa, quel combo che sognava l’Europa anche trovandosi nella città più europea d’America.ù

Bardo Hotel… è anche un omaggio a Frisko, caput mundi, città del viaggio e della memoria. E per il primo lato della medaglia non sfugge la magia di una Soup Du Jour - tra deserti Morricone e quartomondismi Jon Hassell -, per la seconda ci sono invece le track che riprendono i fasti di Half Mute: l’interlocutoria Needles Prelude, la jazzy e barocca Effervescing In The Nether Sphere, mentre tra i fuori programma spicca una Choral Version di Jinx (la sinistra ballata di Desire), una fanfara balcanica come Baron Brown speziata ragtime, e un rural blues in presa diretta Airport Blues. Su tutte svetta l’afflato di Vulcanic, Combustible capace di unire Reich, Glass, Laswell e Miles Davies. Per dirla con Herzog: Fitz Carraldo!

(7.2/10)

Scheda: Tuxedomoon

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2006)