Secondo album per questa band di Seattle capitanata da Scott Reitherman, autore, cantante e multistrumentista, per l'occasione prodotta da quel Phil Ek già dietro la consolle per band come Built To Spill e Shins. Particolare non trascurabile quest'ultimo, perché proprio l'equilibrio spesso decentrato e ondivago tra pop (di stampo più o meno wave, electro e power) e folk rock, è il filo conduttore di una scaletta sconcertante, di cui non è semplicissimo abbozzare le coordinate.
Diciamo che se esistesse una rotta percorribile tra Beta Band, Phish, TV On The Radio, Casiotone for the Painfully Alone, Decemberist ed Elbow, ferma restando una leggerezza emotiva capace di accogliere le freakerie degli ultimi Sigur Ros, gli spasmi Bloc Party e - consentitemi - una certa setosità Paul Simon tra algori Orchestral Manoeuvres in the Dark, beh, sembrerebbe che i TMTS l'abbiano trovata e la vogliano percorrere. L'ascolto ne risulta assieme gradevole e straniante, suadente e dispersivo, ipnotico ed effimero, come un lenitivo di cui non sai bene gli effetti collaterali. Che probabilmente è innocuo e forse non troppo utile. Buono a consolarti giusto quella mezz'ora.
(6.1/10)
Scheda: Throw Me The Statue
Pubblicazione: 08 Settembre 2009
File under: pop rock
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