Recensione
Fundamental Pet Shop Boys
Cover image
Pop Voti redazione e staff

Pet Shop Boys

Fundamental

Parlophone

Bookmark and Share Gallery

Un tempo erano dči. Per quel che poteva significare allora – gli eighties di mezzo prolassati nei novanta - essere dči. Questione di scenografie, di coreografie video-pervadenti, pantheon vagheggiato da estetisti e coiffeur, danze stilizzate per robot che sperimentavano l'ebbrezza d'essere stati anche uomini – ma tu pensa - un tempo.

I Pet Shop Boys furono di quell’era i regnanti con lo scettro di cartone. La sistematizzazione stilistica che ne fecero fu assoluta. Volutamente perseguivano la piattezza dinamica come risultato di precisi algoritmi timbrici (il teatrino dei Kraftwerk non era passato invano): non c'era di meglio per l'ineffabile prevedibilitŕ delle melodie e per il canto di Neil Tennant, di una levigatezza piů virtuale che reale. Eppure - straripante e perciň quasi invisibile contrasto - c'erano quei testi che esploravano con acume e sarcasmo la deriva dei tempi, i micro/macro collassi della modernitŕ. Sě, erano dči di una chiesa senza fede. Capaci di far incazzare la Chiesa, a volte. Ma tu pensa.

Oggi, i due ex-parapaninari tornano a batter cassa licenziando un album dalla profonda leggerezza, carico di vecchi segnali che nel frattempo sono diventati simbolici e quindi - per sempre - attuali. Ammiccano ai Depeche Mode (la cupa ostinazione di Psychological) e si riprendono quanto prestato ai Grandaddy (l'allibita iridescenza di God Willing). Dichiarano affinitŕ ai brit-capricci dei Pulp (The Sodom And Gomorrah Show) o alla poptronica trepida dei Notwist (I Made My Excuses And Left). Concedono al producer Trevor Horn di lasciare sensibili impronte Frankie Goes To Hollywood (Numb sembra in effetti la nipotina di The Power Of Love).

Altrove ci sbalordiscono con una mesta solennitŕ cibernetica degna del Beck di Sea Change e dei recenti Flaming Lips (Luna Park). Oppure, finalmente (?), fanno la loro cosa, come l'eurodance tutta riffettini adesivi & scintillanti di I'm With Stupid e Minimal. Non so se sono loro ad essere in forma, lucidi e maturi come non mai, o sono io che mi faccio irretire da un'involontaria nostalgia. Fatto sta che questo disco mi sembra un buon disco. La dedica a Mahmoud Asgari e Ayaz Marhoni, due adolescenti iraniani impiccati perché gay, č meritevole di plauso

(7.1/10)

Scheda: Pet Shop Boys

Pubblicazione: 01 Maggio 2006

File under: Pop

| Archivio
Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2006)

Rss
copertina pdf #91