Recensione
Lost And Found Daniel Johnston
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lo fi folk rock Voti redazione e staff

Daniel Johnston

Lost And Found

Sketchbook Records

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Da quando il mondo si è accorto di Daniel Johnston, Daniel Johnston si è offerto sempre più al mondo. Con inattaccabile entusiasmo. Con intatta genuinità. Ok, non sarà più il genio naïf delle audiocassette amatoriali, però non un grammo di quella magia storta e selvatica è andata perduta. Sotto la confezione c'è ancora il vecchio Johnston, la sua calligrafia malferma, il suo timing che smarrisce e riacciuffa il filo, l’orbita sghemba e struggente delle melodie (il suo è un lo-fi fisiologico - vedi gli obliqui arredi Pavement in Rock Around The Christmas Tree), quelle storie di marzapane e psicofarmaci, quel presepe sentimentale in cui i Beatles addobbano alberi di Natale e i pacchi sono pieni di amori assoluti e vaneggiati, di romanticismo pastello ed eroici vaneggiamenti cartoon. Il modo in cui tutto questo raggiunge lo status di canzoni immediate, irresistibilmente efficaci e vulnerabili, è la forza di Daniel. Il suo fragile, irriducibile mistero. Che non potrà mai essere levigato, appianato, standardizzato. L’unico rischio è che divenga stereotipo di se stesso, ma staremo a vedere.

Intanto però, come già in Fear Yourself, la musica di Johnston non paga pegno alla cura “professionale”. Il pop – seppure “indie” – sembra anzi quello che Daniel ha sempre sognato di fare. Anche quando era questione di cassette cigolanti, ovvero ai tempi di The Beatles, pezzo qui auto-coverizzato, ricostruito con inesorabile semplicità da Lego - riff di tastiera e drumming meccanico, citazione di Crudelia Demon e slinguate di chitarra Come Together - riuscendo folgorante come certi Eels marionettistici. In questo e ancor più in History Of Our Love, l'amore anzi l'adorazione di Daniel per gli scarafaggi ancora una volta messo a nudo, scoprendone i coaguli magici senza possibilità di soluzione. Non solo Beatles nel folle iperuranio di Johnston, ci mancherebbe: ecco ad esempio una specie di Roy Orbison sguaiato in Rock This Town, il clown minaccioso vagamente Tom Waits di Haunt, l'ibrido Young-Reed di Wishing You Well, il miraggio sfilacciato Abba nella claudicante Foolin'. Una tenera ferocia caratterizza le manifestazioni più estreme, come se Daniel non sapesse la misura dei gesti e quindi non concepisse che una palpitante, lacera generosità (si veda la magnifica Try To Love). È uno degli aspetti migliori della questione. Assieme alla disarmante giocosità che produce il boogie svelto di Everlasting Love e il dolciastro, irresistibile abbandono di It's Impossible, mambo friabile & adorabile come l'ultimo sogno esotico dell'adolescenza.

Disco delizioso e struggente per un artista ancora in crescita.

(7.1/10)

Scheda: Daniel Johnston

Pubblicazione: 01 Maggio 2006

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Stefano Solventi (Album 2006)

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