Recensione
Until Death Comes Frida Hyvönen
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pop rock soul Voti redazione e staff

Frida Hyvönen

Until Death Comes

Secretly Canadian

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Esordisce quasi trentenne la svedese Frida Hyvönen, che Secretly Canadian - dopo averla adottata - ha ben pensato di spedire in tour assieme ad un altro runner della scuderia, il mai troppo amato Jens Lekman. Pare che i due abbiano stabilito fin da subito un’eccellente intesa, chissà che non ne maturino succosi frutti.

Intanto, c'è il disco di lei, Until Death Comes, uscito in Svezia nel 2005 targato Licking Fingers (l'etichetta dei Concretes) diventando un piccolo fenomeno commerciale. Non si fatica a capirne il motivo: immaginatevi una femminilità struggente e lunatica, capace di tenerezza e guizzi selvatici, una voce che staziona a metà strada tra Laura Nyro e Carole King, un pianoforte ad imbastire marcette ossute e birbanti, quasi fossero reminiscenze Tin Pan Alley sulle quali il canto s’incendia a sussurri, a sussulti, a ondate (vedi su tutte l'intensa You Never Got Me Right).

Aspetta un attimo: Stoccolma, stato del New Jersey? Broadway sul Baltico? Che accade? Boh. Fatto sta che l'illusione prospettica si compie, il fascino per la Grande Mela s'incarna appieno nella fiabesca apprensione di N.Y., mentre I Drive My Friend e Once I Was A Serene Teenaged Child mettono in scena crucci esistenziali con asciutta sensibilità metropolitana. E ciò non vi basti, perché sul piatto della bilancia vanno aggiunti la disinvoltura errebì di Come Another Night (tromba, coretti, clap-hands), il vaudeville acidulo di The Modern (con curioso siparietto di lap-steel guitar nel finale) e lo spaesamento jazzy di Today, Tuesday (dall’amniotica angoscia seventies).

Il bello è che accade molto e sembra poco. Chissà cosa cova sotto quei teatrini minimali, chissà quali ferite e lenitivi dietro gli andazzi sbarazzini d'organo e nella fosca profondità della voce (Djuna!), chissà quanta vita vera nei seducenti enigmi (Valerie) e nelle flemmatiche rievocazioni (Straight Thin Line). Cocciutamente demodé al punto da calcare una vivida post-modernità, Frida Hyvönen è un altro nome da segnare sul taccuino.

(7.1/10)

Scheda: Frida Hyvönen

Pubblicazione: 01 Ottobre 2006

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